Consumo di caffè nei disturbi depressivi: una dose giusta, non per tutti Coffee consumption in depressive disorders: it’s not one size fits all ANNA CARLOTTA RUSCONI, GIUSEPPE VALERIANI, GIUSEPPE MATTIA CARLUCCIO, MICHELE MAJORANA, CRISTIANO CARLONE, PASQUALE RAIMONDO, STEFANO RIPÀ, PIETROPAOLO MARINO, MARIA ANTONIETTA COCCANARI DE FORNARI, MASSIMO BIONDI E-mail: cristiano.carlone@hotmail.it Dipartimento di Neuroscienze, Sapienza Università di Roma Riv Psichiatr 2014; 49(4): 164-171 164 RIASSUNTO. La caffeina è considerata la sostanza psicoattiva più diffusa nel mondo. Le sue azioni sul sistema nervoso centrale, mediate principalmente dall’antagonismo dei recettori adenosinici e conseguente modulazione dell’attività dopaminergica, sarebbero particolarmen- te ricercate dal paziente depresso, quale tentativo di automedicazione. Tuttavia, alcuni dati suggeriscono come il consumo di caffè comporti un peggioramento della condizione psicopatologica nel paziente con disturbo dell’umore. Abbiamo pertanto voluto effettuare una revisione di tutti i dati disponibili in letteratura inerenti il consumo di caffè nei disturbi depressivi per verificare gli effetti in termini di andamento cli- nico della psicopatologia di base. È stata effettuata una ricerca bibliografica su Medline/PubMed e PsychINFO utilizzando come parole chia- ve “coffee AND major depression”, “coffe AND dysthymia”. Sono stati selezionati gli studi in lingua inglese e condotti esclusivamente sul- l’uomo. Sebbene i dati della letteratura scientifica non siano univoci, ampi studi di follow-up indicano un significativo effetto della caffeina sulla riduzione del rischio di sviluppare sintomi clinici di depressione. Un peggioramento clinico è stato riscontrato principalmente nei casi di depressione post partum e comorbilità con disturbo da attacchi di panico. Pur considerando i limiti degli studi presenti in letteratura è pos- sibile tracciare un quadro bifasico degli effetti psicostimolanti della caffeina: a dosi basso-moderate può correlare con potenziale riduzione del rischio depressivo nei soggetti sani e miglioramento di molti sintomi clinici (attenzione, arousal, performance psicomotorie) nei pazienti depressi; l’assunzione invece di alte dosi può indurre disregolazione dell’equilibrio timico, peggiorare i profili circadiani e i sintomi d’ansia e favorire stati affettivi di tipo misto. PAROLE CHIAVE: caffè, caffeina, disturbo depressivo maggiore, distimia. SUMMARY. Caffeine is considered the world’s most popular psychoactive substance. Its actions on the central nervous system, mainly me- diated by antagonism of adenosine receptors and subsequent modulation of dopaminergic activity, would be particularly sought by depressed patients, as an attempt of self-medication. However, published data suggested that coffee consumption may worsen psychopathological con- ditions in mood disorders. Thus, we reviewed available evidence in the literature that investigated the effects of coffee consumption on clin- ical development of underlying psychopathology. Literature research was done by typing on Medline/PubMed and PsychINFO the key words “coffee AND major depression”, “coffee AND dysthymia”. The research was limited to English language publications and to studies con- ducted exclusively on humans. Although literature data are conflicting, extensive follow-up studies indicate a significant caffeine effect on risk reduction of developing clinical depression symptoms. Clinical worsening was observed mainly in cases of postpartum depression and co- morbid panic disorder. Taking in account the study limitations, we observed a biphasic profile in caffeine psychostimulant effect: low to mod- erate doses may correlate with a reduction in depressive risk in healthy subjects and an improvement of many clinical symptoms (attention, arousal, psychomotor performance) in depressed patients, whereas the assumption of high doses may result in thymic dysregulation, favor mixed affective states and worsen circadian profiles and anxiety symptoms. KEY WORDS: coffee, caffeine, major depressive disorder, dysthymia. INTRODUZIONE L’associazione tra il livello di consumo di caffè e i distur- bi depressivi è stata tradizionalmente analizzata sotto l’ipo- tesi interpretativa dell’automedicazione, la quale prevede che un paziente psichiatrico possa assumere delle sostanze al di fuori di una prescrizione medica per alleviare la sofferen- za soggettiva e le alterazioni di funzionamento che il suo di- sturbo comporta 1 . La riduzione della sofferenza agirebbe poi come rinforzo e porterebbe all’assunzione ripetuta della so- stanza fino a creare un disturbo da uso di sostanze in comor- bilità al disturbo psichiatrico di base. In accordo con tale ipotesi, la scelta della sostanza d’abu- so non avverrebbe a caso, ma risulterebbe dall’interazione tra le proprietà farmacologiche della droga e i sentimenti do- minanti del soggetto. Per quanto riguarda i pazienti depressi che fanno uso di sostanze come autoterapia, sembrerebbe che coloro che soffrono di forme di depressione agitata pre-