TEORIE DELLA CRITICA LETTERARIA I metodi non debbono essere considerati procedure rigide; sono, piuttosto, ipotesi di lavoro, tutte da verificare e nel caso da modificare nel corpo a corpo con un determinato testo o gruppo di testi. CAP. 1 1.1 - Al di là della soglia Non necessariamente la teoria lavora in favore della critica; vi sono anche teorizzazioni sull’arte e la letteratura che tolgono terreno all’analisi critica, o ne limitano i poteri. PLATONE (428-348 a.c)si trovano le avvisaglie nella filosofia di Platone. Da un lato nella Repubblica Platone arriva al ripudio e quasi alla censura delle favole false dei poeti: non ad esse ma solo ad imitazioni che propongano buoni modelli sociali deve ispirarsi l’educazione nello stato ideale. Tuttavia Platone stesso aveva offerto una diversa soluzione tutta in favore della differenza inebriante dell’arte: nel dialogo intitolato Jone la poesia è un sacro furore( in greco mania) che apparenta il poeta a un essere divino. Egli è trascinato e alterato (è fuori di mente), il fuoco del suo animo è paragonato alla forza magnetica che tiene uniti gli anelli di una catena. Nozione di sublimegli spunti di Platone torneranno attivi nella nozione di sublime (oltre la soglia). L’arte ha qualcosa che oltrepassa il limite della ragione. L’anonimo trattatista Del Sublime (Pseudo Longino) pone i grandi autori al di sopra delle esistenze comuni in quanto fonti di travolgente entusiasmo. Come l’autore è un posseduto dalla divina ispirazione così l’ascoltatore è travolto dall’irresistibile signoria del suo empito. Il sublime mira all’esaltazione. Questa forza rapinosa può essere oggetto di studio e di insegnamento. Ma il commento agli autori dimostra sempre che la tecnica non basta. Nel greco dello Pseudo Longino il sublime suona Hypsos che significa vetta, altezza: in confronto alla quale il critico rimane sempre a un livello inferiore. EDMUND BURKE (1729-1797) la nozione di sublime la ritroveremo anche nell’inglese Edmund Burke autore di una inchiesta sul bello e il sublime. Il sublime è definito un potere che lungi dall’essere prodotto dai nostri ragionamenti li previene e ci spinge avanti con una forza irresistibile. Il sublime è distinto dal bello ma in entrambi la poesia deve fare impressione, provocare stupore; nel sublime ciò che conta è trasmettere l’affezione fosse pure assente l’idea. I poeti continueranno ad aver successo anche senza conoscenza critica. La dottrina dei piaceri guarda con sospetto l’attività che vaglia e esclude (la parola critica deriva dal greco krinein giudicare e separare). THEOPHILE GAUTIER (1811-1872)per lui il critico non è altro che uno scrittore fallito, uno a cui è mancato il fiato, il critico è un eunuco obbligato ad assistere ai sollazzi del padrone. AI GIORNI NOSTRI è invalsa l’idea che la letteratura potrebbe fare a meno di tramiti e andare direttamente al rapporto con il lettore. Ancora di recente la critica è stata rimproverata di parassitismo. 1.2 – I modelli del dover essere (la forma–trattato) Per lungo tempo il trattato è stato la forma dominante della riflessione sulla letteratura, configurando un’attività critica vista della costruzione di un modello. Nessun giudizio può prescindere da un modello derivato dalle esperienze precedenti del critico ma i modelli possono essere più o meno duttili e aperti. ARISTOTELE (384-322 a.c.)il prototipo della forma-trattato po’ essere visto nella Poetica di Aristotele. Egli considera la letteratura come un modo di rappresentazione. Si tratta sempre di imitazione mentre lo storico deve descrivere le cose realmente accadute il poeta deve occuparsi di 1