Berlinguer, la crisi italiana, l’Europa di Alexander Höbel relazione al convegno “Enrico Berlinguer. Dagli anni ’70 una lezione per l’Italia di oggi” (Modena, 12 aprile 2014) 1. La crisi degli anni Settanta, il problema del modello di sviluppo Nella introduzione alla bella antologia di scritti di Berlinguer da loro curata, Paolo Ciofi e Guido Liguori osservano che l’azione di Berlinguer si sviluppa in un mondo segnato da una duplice crisi, la “crisi del capitalismo a Ovest” e il “contemporaneo declino del sistema degli Stati socialisti a Est”, e in un contesto in cui “la questione delle trasformazione socialista in Italia si poneva in termini di lotta”, volta a “spostare […] i rapporti di forza sul piano interno”, ma anche a “fare avanzare il processo di distensione” a livello globale [Berlinguer 2014, p. 11]. Anche per questo, nella politica di Berlinguer (come era già stato per Togliatti), il nesso nazionale-internazionale è strettissimo, ed essa non si può comprendere se non si tiene conto di questo doppio livello. Per quanto riguarda la crisi del mondo capitalistico, i primi segnali si erano avuti alla fine del 1971, allorché gli Usa di Nixon avevano annunciato la fine della convertibilità del dollaro e dunque la fine del sistema dei cambi fissi varato a Bretton Woods, dando inizio a una fase di instabilità del mercato mondiale che si sarebbe aggravata di lì a poco, a seguito della crisi energetica. Nel 1973, infatti, a seguito della guerra del Kippur, i paesi arabi decisero di aumentare sensibilmente il prezzo del petrolio, aprendo un nuovo fronte della crisi mondiale. Negli stessi anni, però, anche il processo di distensione internazionale va avanti. Nel 1972 viene siglato l’accordo SALT 1 tra Stati Uniti e Unione Sovietica, e inizia la Conferenza di Helsinki per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Gli Usa, peraltro, sono sempre più in difficoltà in Vietnam, e all’inizio del ’73 interrompono i bombardamenti. In Europa, infine, la Ostpolitik del socialdemocratico Brandt approda a un primo trattato fra le due Germanie. È un insieme di eventi che dà forza alla prospettiva di un allentamento dei blocchi. I segnali di crisi dunque si accompagnano a elementi positivi importanti. Per Berlinguer, alla base di entrambi questi processi vi è un mutamento complessivo dei rapporti di forza a livello mondiale, frutto delle trasformazioni avviatesi nel secondo dopoguerra, col consolidamento del “campo socialista”, l’avvio della decolonizzazione, il formarsi di un blocco di Stati (i “non allineati”) che mirano ad attenuare la logica bipolare e a delineare un ruolo autonomo dei paesi di nuova indipendenza. Nel Comitato centrale del febbraio 1973, Berlinguer sottolinea la “spinta crescente” dei paesi produttori di materie prime “a mutare [...] le ragioni di scambio con i paesi sviluppati”. I 1