Imparare – 4/2007 http://www.ledonline.it/imparare/ 39 Paola Iannello Stili cognitivi e decisionali: il ruolo dell’attività lavorativa paola.iannello@unicatt.it 1. INTRODUZIONE Lo stile cognitivo può essere definito come una modalità preferita di pensa- re (Sternberg, 1997), una tendenza generale del soggetto ad adottare strategie di un certo tipo più frequentemente di altre (Antonietti, 2003). Lo stile co- gnitivo si configura come una dimensione trasversale che caratterizza in ma- niera pervasiva e costante il funzionamento cognitivo del soggetto nel corso di compiti diversi (Ausburn e Ausburn, 1978; Riding et al., 1993). Pertanto lo stile cognitivo definisce una determinata propensione nell’uso delle pro- prie abilità, ma non può essere confuso con le abilità stesse (Huteau, 1987). Infatti, mentre le abilità vengono misurate in termini di livello di performan- ce, gli stili cognitivi sono identificati dalla modalità che caratterizza tale per- formance. Le abilità, inoltre, costituiscono delle dimensioni unipolari, laddo- ve gli stili cognitivi rappresentano sovente dimensioni bipolari o multipolari (Antonietti, 2003). Nel corso degli anni, sono stati individuati e descritti numerosi stili co- gnitivi i quali identificano due poli opposti corrispondenti a due distinte mo- dalità di organizzazione e funzionamento cognitivo. Tuttavia occorre sottoli- neare che una dimensione bipolare non definisce due tipi di individui, ben- sì fa riferimento a soggetti che hanno una tendenza a situarsi verso l’uno o l’altro polo. Tra le numerose dimensioni individuate, la maggior parte di esse identifica due distinte modalità preferenziali di elaborazione delle informa- zioni – ad esempio la tendenza a essere indipendenti/dipendenti dal campo (Witkin, 1962) o la preferenza per un tipo di elaborazione seriale piuttosto che olistica (Pask, 1972); altre dimensioni specificano le preferenza per de- terminate proprietà strutturali delle rappresentazioni utilizzate nel processo di elaborazione delle informazioni – la distinzione operata da Paivio (1971) tra visualizzatori e verbalizzatori – e altre, quali la differenziazione tra uno sti-