265 IL VALDARNO TRA TARDANTICHITÀ E MEDIOEVO: ARCHEOLOGIA DI UNA GRANDE VALLE FLUVIALE di Federico Cantini, Jacopo Bruttini, Francesco Carrera, Beatrice Fatighenti, Emiliano Scampoli, Caterina Toscani 1. C     In questo contributo illustreremo le linee guida e alcuni risultati preliminari di scavi e ricerche che fanno parte di un progetto, diretto da chi scrive (cattedra di Archeologia Me- dievale, Università di Pisa), che ha l’obbiettivo di studiare le trasformazioni dell’economia della valle dell’Arno tra la Tarda Antichità e il Medioevo. La scelta di quest’area di indagine è stata dettata dall’idea che questo territorio avesse una sua peculiarità e identità, anche economica, legata alla presenza del iume Arno, che da sempre ha costituito un asse viario importante, capace di collegare le diverse zone della Toscana settentrionale, dagli Appennini ino al mare. In particolare ci è sembrato interessante veriicare, attraverso l’archeologia, l’efettiva esistenza di questa identità, i suoi caratteri e come essi si siano trasformati nel tempo. L’agenda della ricerca, costruita tenendo conto dello stretto legame tra economia, insediamento e ambiente, è stata organizzata su più livelli di analisi, contraddistinti da gradi di approfondimento diverso: raccolta dei dati editi e lettura delle fotograie aeree e satellitari; realizzazione di campagne di rico- gnizione in aree con diverse caratteristiche paesaggistiche; scavo archeologico di alcuni siti campione, diferenti per tipologia insediativa, e indagini mirate allo studio dei paesaggi naturali (carotaggi o piccoli scavi in corrispondenza dei paleolvei dell’Ar- no e in zone caratterizzate da particolari condizioni ambientali). La scelta dei siti e delle aree da indagare in maniera più approfondita è stata condizionata dalla loro maggiore o minore potenzialità nel fornire risposte ad alcune domande (ig. 1): – come si modiicò l’economia in rapporto alle trasformazio- ni dell’assetto insediativo rurale (crisi del sistema delle ville, cristianizzazione delle campagne, incastellamento, espansione delle città sul contado) e urbano, della proprietà e dello sfrut- tamento delle risorse naturali? – che rapporto vi fu tra variabilità delle forme di occupazione, sfruttamento del territorio e cambiamenti ambientali? – l’Arno e i suoi aluenti riuscirono, e in che modo, a mante- nere un ruolo di collegamento tra le diverse zone della valle? – in questa rete di relazioni che tipo di gerarchie e di rapporti economici si instaurarono tra i diversi tipi di insediamento (rurale e urbano)? Per rispondere a queste domande stiamo analizzando alcuni contesti urbani e rurali cronologicamente inquadrabili tra il IV e il XIV secolo, attraverso studi e scavi programmati, realizzati anche in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Archeologici della Toscana, alcune amministrazioni comunali e altre Università: la villa tardo antica dell’Oratorio (IV-inizio VI secolo, Capraia e Limite-Fi), il vicus Wallari-borgo di San Genesio (IV-XIII secolo, San Miniato-Pi), la chiesa rurale dei SS. Quirico e Lucia (VII-XV secolo, Montelupo Fiorentino-Fi), la città di Firenze (scavo degli Uizi, Biblioteca Magliabechiana e Palazzo Vecchio, IV-XV secolo) e inine la città di Arezzo (IV- XV secolo). A questi contesti abbiamo recentemente aggiunto una ricognizione del territorio comunale di San Miniato (Pi) e uno scavo condotto dalla Soprintendenza a Pisa negli ex Laboratori Gentili, che è ora oggetto di tre tesi di dottorato. Le indagini sono state progettate tenendo conto della neces- sità di utilizzare degli strumenti il più possibile attendibili per la lettura dei dati archeologici. Per questo motivo abbiamo iniziato a lavorare alla creazione di sicure cronotipologie delle ceramiche (che rimangono uno dei fossili guida dell’archeologia) e degli altri manufatti, che ci permettessero da una parte di datare i contesti e dall’altra di metterli in relazione tra loro. I primi lavori hanno perciò riguardato siti produttivi. Al momento abbiamo analizzato il caso di Empoli, attivo tra il IV e l’inizio del VI secolo, quando vi si producevano ceramiche acrome, ingobbiate di rosso e dipinte, oltre che anfore, e San Genesio, dove abbiamo individuato una fornace alto medievale in cui erano cotte ceramiche dipinte con colature di ingobbio rosso. Per deinire la cronologia di questi indicatori ci siamo poi aidati alle datazioni archeomagnetiche dei resti delle fornaci, in collaborazione con il CNR di Pisa, e a quelle radiocarboniche dei resti organici. Naturalmente per la valutazione delle trasformazioni degli assetti economici stiamo tenendo conto anche degli altri tipi di attività produttive (metallurgia, lavorazione del vetro, edilizia, sfruttamento agricolo dei suoli, etc.) e delle diverse forme di circolazione dei manufatti. Contestualmente stiamo lavorando dal punto di vista archeometrico sia sulle ceramiche (sezioni sottili, analisi dei residui organici per l’identiicazione dei contenuti) che sui metalli e i vetri (analisi delle materie prime). Per la comprensione delle diverse forme di circolazione dei prodotti abbiamo poi intenzione di indagare alcuni esempi di infrastrutture, come i porti, i luoghi di mercato le vie di comunicazione. Inine, con l’intento di cercare di gestire e organizzare l’in- sieme dei dati raccolti abbiamo sperimentato diverse soluzioni informatiche, per testarne l’efettiva potenzialità ed eicacia nei diversi ambiti della ricerca (dati editi, ricognizioni, scavi strati- graici urbani e rurali) e della comunicazione delle informazioni. Fe.C. 2. M   Per le indagini in aree rurali è stato creato un sistema GIS che consente di poter acquisire i dati in micro e macro scala contemporaneamente (ig. 2), senza doversi avvalere di GIS intra-sito e inter-sito (Forte 2002, pp. 47-64), utilizzati di solito in maniera indipendente l’uno dall’altro. Questo siste- ma integrato permette di individuare e registrare ogni tipo di informazione archeologica, storica e topograica del territorio a vari livelli di scala, dalla localizzazione di un singolo elemento (struttura, sito o unità topograica) alla ricostruzione della maglia insediativa di una determinata porzione di territorio. Il software che ci ha permesso di progettare un tale stru- mento è Autocad Map 3d dell’Autodesk che racchiude in sé le classiche funzionalità CAD, utili per la vettorializzazione e la redazione di piante di scavo, insieme a una gestione tridimen- sionale dei dati e alle più moderne applicazioni GIS. La piattaforma GIS è stata realizzata tramite la costruzione di un database relazionale normalizzato, con struttura ad albero e singoli archivi distinti ma relazionati tra loro, in grado di raccogliere le informazioni, storiche e archeologiche, prove- nienti dall’analisi dell’edito e tutta la documentazione raccolta durante le indagini archeologiche estensive e intensive. Il livello più alto della struttura relazionale è rappresentato dalla scheda “sito”, seguita dalle schede “anomalie”, per la registrazione delle anomalie individuate dall’analisi delle fotograie aeree, “UT”, per la ricognizione o “US”, “USM”, “rinvenimento sepolture”, per le indagini intensive. Il database comprende inoltre archivi speciici per lo studio dei reperti in fase post-scavo o post-ricognizione: “ceramica”, “metalli”, “vetri”, “monete”, “elementi lapidei”, “reperti fauni- stici”, “reperti archeobotanici”. Ogni archivio è stato dotato di campi per l’inserimento delle coordinate geograiche che permettono il collegamento automatizzato tra il database e la base cartograica composta, sul software precedentemente indicato, da cartograia georiferita in formato vettoriale e raster, fotograie aeree e da elementi vetto- riali rappresentati dai singoli rilievi di scavo e di ricognizione.