375 STUDI CULTURALI - ANNO V, N. 3, DICEMBRE 2008 «Otello» e la retorica visuale del Moro di Venezia di Yvonne Bezrucka SAGGI Ognuno chiama barbarie quello che non è nei suoi usi. Michel de Montaigne, Essais, I, 31 1. Otello nel caleidoscopio letterario La tragedia Otello, scritta tra il 1601 e il 1602 ma rappresentata nel 1603 o 1604, può essere considerata un esemplare testo di «retorica visuale» 1 in quanto utilizza in modo palese descrizioni razziali che diverranno stereotipi classici della lette- ratura e della cultura successiva. La retorica visuale utilizza strategicamente e con intento persuasivo il codice verbale, volgendolo all’evocazione e all’attivazione di «immagini» mentali, attraver- so l’utilizzo di tecniche descrittive e figure retoriche (ipotiposi) che si potrebbero quasi definire ecfrastiche data la loro vividezza sensibile. Tali descrizioni sono spesso assiologicamente portanti, vettori ideologici di una ben precisa téchne della persuasione, che è il nesso comune tra retorica verbale e retorica visuale 2 , e che attiva i luoghi mentali della produzione e interpretazione delle immagini 3 . Se, nel caso della retorica verbale, viene utilizzata un’eristica basata su esplicite, ma spesso inavvertite, sottolineature aggettivali valutative che sono, spesso, la 1 Con tale locuzione mi riferisco al «pensiero produttivo» di Rudolf Arnheim che richiama la tesi della necessaria traduzione in immagini mentali di «parole e frasi» (1974, 175) già elaborata in Id. (1969). Interessante è la prospettiva rovesciata di Ernst Gombrich che legge anche la percezione della rappresen- tazione realistica come un’attività mentale più che soltanto visiva, un «suggerimento a leggere le immagini nei termini degli oggetti naturali» (mio il corsivo) che implica un’attiva «ricerca di significato», giudizio e rielaborazione (si veda Snyder 1980, 221). Mitchell distingue tra immagini grafiche, ottiche, percettive, mentali e verbali (metafore e descrizioni) (1986, 10), ma il concetto di retorica visuale qui usato va piuttosto riferito alla categoria delle immagini «percettive» tra cui Mitchell annovera i fantasmata, rappresentazioni mentali attivate dall’assenza dell’oggetto, richiamate nel De Anima di Aristotele, che per traslato applico alla costruzione mentale dell’immagine attraverso il vettore della parola. Si vedano anche Hill e Helmers (2004) e, per la costruzione mentale dell’immagine, Covino e Magic (1994). 2 Aristotele definisce la retorica come «la facoltà di scoprire il possibile mezzo di persuasione riguardo a ciascun soggetto» (Rh., I, 2, 1355b). 3 Nello caso specifico di Otello, la retorica allusiva e suasiva di Iago si impone attraverso precise evocazioni immaginifiche dotate di una inquietante evidenza visiva. Si veda Bigliazzi (2005, 128).