rivista on-line del Seminario Permanente di Estetica anno IX, numero 2 pag. 17 © Aisthesis – pratiche, linguaggi e saperi dell’estetico • 2/2016 • www.aisthesisonline.it • ISSN 2035-8466 L’estetica del camuffamento animale Riflessioni sul mimetismo biologico Valeria Maggiore Il posto migliore per nascondere qualsiasi cosa è in piena vista. Edgar Allan Poe, La lettera rubata 1. Le logiche del mimetismo nel mondo animale «Vi sono somiglianze irrilevanti fra le forme viventi e prive di vita e ve ne sono altre alle quali noi attribuiamo una funzione», scrive lo zoologo svizzero Adolf Portmann nell’introduzione al breve saggio Tarnung im Tierreich, dedicato al fenomeno del mime- tismo (Portmann [1956b]: 1). Il profilo di una montagna, specifica il biologo, può richia- mare quello di un volto umano, ma tale somiglianza è generalmente ascritta al caso e priva di significato. Se, invece, osserviamo un Bacillus rossius, piccolo insetto il cui corpo ricorda un ramo secco, comprendiamo immediatamente che tale similitudine non è ac- cidentale, ma che si tratta di un «escamotage mimetico», di un elegante artificio della natura. Topos letterario nel genere della favola, l’alterazione dei connotati qualitativi condu- ce spesso il protagonista del racconto alla derisione o a una fine tragica, a testimonianza del valore negativo di qualsiasi inganno, anche di quello visivo (cfr. La Fontaine [1868]: 216-217). In natura, invece, il travestimento ingannevole rappresenta spesso un vantag- gio biologico, un’astuzia della vita che può qualificarsi come tattica di difesa o, di contro, come strategia di agguato (offensive mimicry; Caillois [1984]: 18) e che acquista senso solo nell’ambito di un «sistema complesso di strategie di presentazione (del me, del prossimo) e di rappresentazione (del sé, degli altri) che operano secondo forze in gioco» (Fabbri [2010]: 8. Cfr. anche Portmann [1956b]: 1), sulla base di una logica che ci propo-