Problemi dell’editoria universitaria oggi: il ruolo delle university press e il movimento a favore dell’open access Mauro Guerrini - Roberto Ventura 1 L’editoria universitaria si caratterizza sin dalle sue origini come impresa economica che ha come mis- sione fondamentale la comunicazione culturale e scientifica, la formazione degli studenti e, in gene- rale, la diffusione delle conoscenze acquisite. Essa ha una lunga storia che non è obiettivo di questo contributo ricostruire. Il fenomeno delle university press (UP) è tipico del mondo anglosassone; vide infatti la luce in Inghilterra in concomitanza alla nascita e alla diffusione della stampa a caratteri mo- bili, e da quella terra e da quel periodo ha avuto espansione nella realtà internazionale in variegate ti- pologie editoriali. Il primo esempio risulta infatti attestato a Oxford nel 1478, con la stampa di un commentario sul Credo degli apostoli; la prima tipografia universitaria è ufficialmente istituita a Cam- bridge nel 1521, grazie a una Royal Charter rilasciata da Enrico VIII. Nel 1869 l’esempio inglese ap- proda negli Stati Uniti presso la Cornell University (Ithaca, NY) e fra Ottocento e Novecento gli edi- tori universitari statunitensi si affermano come modello contemporaneo, configurando una tradizio- ne ben testimoniata da un’associazione che le raduna: l’Association of American University Presses (AAUP). 2 La comunicazione accademica moderna nasce tuttavia nel XVII secolo con il «Journal des savants» nel 1665 e le «Philosophical transactions of the Royal Society» nel 1666. Gli autori, allora co- me oggi, erano indotti a pubblicare da due intenti: condividere le conoscenze diffondendo nella co- munità scientifica le proprie scoperte e avanzare una dichiarazione di proprietà intellettuale sulle pro- prie elaborazioni. 3 1 L’elaborazione della relazione è comune ai due autori; vanno tuttavia ascritti a Mauro Guerrini i paragrafi fino a Rapporti fra editoria accademica e biblioteca universitaria compreso; a Roberto Ventura i paragrafi da La proprietà letteraria nella dimen- sione digitale alla fine. Gli autori ringraziano Rosa Maiello per i preziosi commenti e suggerimenti forniti durante la redazio- ne del testo; Roberto Delle Donne (Presidente del Gruppo di lavoro della CRUI sull’open access) per aver proposto un inse- rimento chiarificatore; Margherita Loconsolo (Università di Firenze) per aver fornito la notizia della nascita dell’OASPA; Pie- ro Attanasio (AIE) e Andrea Angiolini (il Mulino) che hanno commentato il testo prima e dopo la presentazione al convegno bolognese. 2 Cfr. LINDA SPINAZZÉ, La comunicazione scientifica accademica italiana nel mondo digitale: siti internet, biblioteche digita- li, archivi aperti, case editrici universitarie digitali.Tesi di laurea. Università Ca’ Foscari di Venezia, a.a. 2004-2005, in partico- lare p. 73, disponibile anche a: http://eprints.rclis.org/archive/00004736/01/Comunicazione_2005.pdf. 3 Cfr. DAVID C. PROSSER, The next information revolution: how open access will transform scholarly communications, in Scholarly publishing in an electronic era, edited by GARY E. GORMAN, associate editor FYTTON ROWLAND, London, Facet, 2005, p. 99.