              !  "" #$ "% & ’ www.archeologia.beniculturali.it/pages/pubblicazioni.html 108 Massimiliano Di Fazio, Cecilia Parolini, Tommaso Magliaro, Maria Cristina Biella Usi e sviluppi di una tecnica edilizia: l’opera poligonale nel territorio di Fondi (LT) Negli ultimi anni si è assistito ad un intensificarsi delle ricerche nel territorio dell’antica Fundi. Sulla scia di questi studi sono apparsi contributi, ora incentrati sull’analisi di singole emergenze monumentali venute alla luce, ora volti invece alla definizione di un quadro dello sviluppo storico, economico e sociale del comparto territoriale in questione 1 . Scopo della presente ricerca, che si va ad inserire in un progetto più ampio, avviato nel 2000 e dedicato allo studio sistematico di ampie aree del comprensorio fondano 2 , è quello di prendere in considerazione un aspetto specifico delle emergenze monumentali dislocate nel territorio: le strutture realizzate in opera poligonale. Il settore del Lazio meridionale in cui Fundi ricade è caratterizzato dalla presenza di una pietra calcarea, i cui piani di taglio tendono naturalmente alla forma poligonale 3 . Appare quasi superfluo ricordare come la scelta dell’utilizzo della tecnica costruttiva in questione debba essere considerata strettamente legata alla materia prima a disposizione 4 . Appare perciò del tutto in linea con queste osservazioni la presenza numericamente assai consistente di opere realizzate con tale tecnica nel territorio di nostro interesse. Tuttavia, proprio perché pienamente consci che, parlando dell’opera poligonale, «si tratta di maniere e non di epoche, e che la inclusione di un monumento in una maniera, anziché in un’altra, non pregiudica affatto la sua cronologia» 5 , si è pensato di analizzare sistematicamente le molte evidenze architettoniche realizzate con questo tipo di muratura distribuite nel comparto territoriale in questione, non per amore di classificazione e di tipologia, ma soprattutto perché si è dell’opinione che un’analisi sistematica potrebbe mettere in luce, nell’ambito di una realtà territoriale ben definita e non eccessivamente ampia, come è quella 1 Ampia bibliografia in merito in DI FAZIO 2006, alla quale devono essere aggiunti i seguenti contributi: CASSIERi 2003; DI FAZIO, BIELLA 2005 (2007); CASSIERI, QUADRINO 2006; QUILICI, QUILICI GIGLI 2006; QUILICI, QUILICI GIGLI 2007; DI FAZIO 2008a; DI FAZIO 2008b. 2 Nel corso degli anni dal 2000 ad oggi si sono concentrati gli sforzi soprattutto sulla località San Raffaele e la contrada I Greci, non ancora interessate dallo sviluppo urbano assai poco controllato, che purtroppo la piana fondana ha ampiamente conosciuto nel corso degli ultimi decenni. L’analisi di dette ricerche è confluita in un saggio di prossima pubblicazione. 3 La piana di Fondi, compresa tra le pendici calcaree dei Monti Ausoni a nord/nord-ovest e quelle degli Aurunci ad est/sud-est è un antico golfo marino colmato da depositi alluvionali (MIGLIORINI 1973, 29). Le catene dei Monti Lepini, Ausoni, Aurunci hanno fisionomia stratigrafica e tettonica sostanzialmente uniforme: «una potente successione di calcari e dolomie in facies di “piattaforma carbonatica” (shelf)» (Carta della montagna 1976, 57). Si veda a tal proposito anche COSENTINO, PAROTTO, PRATURLON 1990, 131–132. 4 LUGLI 1957, 100–101. 5 LUGLI 1957, 66.