Donne, welfare e urbanistica L’influenza di un approccio riformista e attento alla quotidianità sulla pratica urbanistica. Cristina Renzoni, Maria Chiara Tosi Politecnico di Milano, Università IUAV di Venezia cristina.renzoni@polimi.it mariachiara.tosi@iuav.it Abstract L’attenzione esercitata dalle donne nei confronti delle pratiche di vita quotidiana ha saputo modificare il discorso sulla città indirizzando le trasformazioni urbane e incidendo sulle condizioni di vita nelle nostre città. L’ipotesi è che il punto di vista femminile, attento alle condizioni minime di benessere delle popolazioni urbane, abbia saputo influenzare la pratica urbanistica attraverso un approccio riformista sottile, ma continuo e duraturo. Il paper proverà a fornire qualche argomento a questo riguardo, descrivendo come l’attenzione femminile ha saputo rinnovare le parole con cui si parla della città tanto quanto le forme di intervento. Con questo obiettivo verranno descritte quattro esperienze particolarmente significative, condotte in momenti ed in contesti tra di loro assai diversi in cui singole donne o collettivi si sono impegnate a fondo affinchè venissero migliorate le pratiche di vita quotidiana: la prima si svolge a Stoccolma durante i primi decenni del Novecento e ad essere coinvolto è il gruppo “casa e lavoro”, la seconda si svolge ad Amsterdam e la protagonista è Jacoba Mulder, la terza protagonista è Jane Jacobs nel Greenwich village a Manhattan, infine, la quarta si svolge in Italia negli anni del boom economico e coinvolge l’UDI - Unione Donne Italiane. Keywords Welfare, quotidianità, urbanistica, riformismo, donne, città Donne e quotidianità Di recente, riflettendo sulle conseguenze delle recenti manovre finanziarie approntate dal nostro paese sul sistema di welfare, Chiara Saraceno ha riconosciuto l’implicita tendenza a considerare quest’ultimo come una spesa improduttiva, mentre al contrario, l’articolato insieme di azioni che compongono il sistema di welfare dovrebbe essere immaginato e progettato come un investimento sociale in capitale umano e coesione sociale principalmente per le sue profonde ricadute sulla vita pratica delle persone ed in particolare delle donne 1 . Per questa ragione, non investire in servizi per la prima infanzia significa, ad esempio, non solo non investire sulle capacità delle giovani generazioni, ma rendere la vita quotidiana delle madri assai difficile e più faticosa. 1 Cfr. Chiara Saraceno, “La sfida delle donne per un welfare più giusto”, (Repubblica 11-7-2011).