Sezione Tecnica Mariani L. Rivista Italiana di Agrometeorologia 57 - 59(2) 2006 57 LA STESURA DI RELAZIONI AGROMETEOROLOGICHE: ALCUNI CONSIGLI THE DRAWING UP OF AGROMETEOROLOGICAL REPORTS: SOME ADVICE Luigi Mariani Unversità Studi di Milano, Dipartimento di Produzione Vegetale, Via Celoria 2, 20100 Milano MI Corresponding author: E-mail luigi.mariani@unimi.it Ricevuto 15 giugno 2006, accettato 10 ottobre 2006 Introduzione Il professionista che opera in agrometeorologia si trova spesso a stendere relazioni agroclimatiche o agrometeo- rologiche per svariati scopi quali ad esempio: • la caratterizzazione di un territorio in relazione alla possibilità di insediamento di specie o varietà vege- tali ovvero di specie o razze animali • la progettazione di attività agricole o forestali (es: progettazione di sistemi colturali aziendali, progetta- zione irrigua, progettazione di un rimboschimento) in funzione del clima dell’area • l’analisi del rischio climatico cui vanno soggette de- terminate attività agricole • l’analisi di un evento meteorologico anomalo (gela- te, grandine, siccità, piogge estreme, eventi alluvio- nali, nevicate, ecc.) che ha determinato danni al set- tore agricolo (colture, fabbricati o infrastrutture) ov- vero ad alberature stradali, parchi, foreste, ecc. La presente nota tecnica sviluppa alcune valutazioni sul modo in cui impostare tali relazioni; si tratta di note assai poco sistematiche e da considerare come semplici consi- gli senza alcuna pretesa di esaustività su un argomento che è vasto e difficilmente riconducibile ad un insieme di regole buono per tutte le occasioni. Si pensi ad esempio al fatto che i danni da eventi estremi possono essere do- vuti ad eventi acuti (un temporale, una gelata, un evento alluvionale, ecc.) ovvero ad eventi cronici (es: una sicci- tà, un periodo prolungato con temperature superiori o in- feriori alla norma) Per inciso debbo constatare che per quanto abbia cercato in bibliografia, non ho trovato riferimenti circa le moda- lità di redazione di relazioni agroclimatiche, e se ciò da un lato non aiuta in questa stesura dall’altro mi conferi- sce una particolare sensazione di pionierismo. Alcuni aspetti generali Pur essendo evidente che la multiforme casistica delle ri- chieste e la varietà dei richiedenti conduce a vaste possi- bilità di approccio al problema della relazione tecnica in agrometeorologia, è tuttavia generalmente possibile af- fermare che per predisporre relazioni agrometeorologi- che di buona qualità è necessario: • attingere a dati fisici, biologici e agronomici di buo- na qualità ; • privilegiare over possibile le fonti ufficiali e citare sempre tali fonti in sede di relazione (la citazione di fonti da un lato tranquillizza il cliente circa la fonda- tezza degli argomenti prodotti e dall’altro consente all’autore di “condividere” la responsabilità delle va- lutazioni effettuate); • utilizzare un linguaggio asciutto e tecnicamente i- neccepibile evitando sia le ambiguità sia le inutili oscurità; • analizzare con dettaglio gli effetti al suolo sulle enti- tà biologiche e sulle strutture (es: fabbricati rurali); • evitare la prolissità, rammentando sempre che il noto proverbio latino “verba volant, scripta manent” ten- deva forse più a mettere in guardia circa l’abuso del- le annotazioni scritte che a promuovere l’uso di tali annotazioni. E’ inoltre possibile evidenziare alcuni elementi comuni che caratterizzano tali relazioni; in particolare si riporta- no qui di seguito alcuni temi che debbono di norma comparire in una relazione agrometeorologica. Le caratteristiche dell’evento indagato Di norma la descrizione dell’evento meteorologico in e- same dovrà essere condotta con riferimento alla micro- scala (il sito in esame). Non si dovranno tuttavia trascu- rare le condizioni a mesoscala ed a macroscala (tabella 1). Per la descrizione occorrerà adottare un approccio co- erente sul piano fisico ed agronomico. In particolare non è da trascurare il fatto che gli eventi sono frutto di strut- ture meteorologiche con forma, dimensione e durata ca- ratteristica. Ecco allora l’importanza di recuperare ove possibile i dati meteorologici da strumentazioni di misura (es: reti di stazioni) dotate di una fittezza di rete e di campionamento adeguati allo scopo che ci si prefigge (es: una rete ideale di stazioni per un efficace monitorag- gio delle precipitazioni temporalesche dovrebbe essere orientativamente posta ai nodi di una griglia quadrata con passo di griglia dell’ordine di 3-6 km e la totalizza- zione dei dati di precipitazione delle singole stazioni do- vrebbe avvenire su periodi dell’ordine dei 10 – 15 minuti primi). Importante è altresì la localizzazione ed il riconoscimen- to delle forme (pattern localisation e pattern recognition) che sono associate ai dati rilevati (es: individuazione del- le aree precipitative a mesoscala associate a eventi plu- viometrici puntuali). La climatologia del sito considerato E’ spesso importante sviluppare una descrizione della climatologia statica (eventi medi ed estremi) e dinamica (strutture circolatorie e tipi di tempo caratteristici: tempo anticiclonico, foehn, saccature, ecc.) del sito o territorio cui la relazione è riferita. All’analisi climatologica afferisce anche la valutazione del livello di anomalia dell’evento indagato con riferi- mento ad eventi estremi del passato. Tale fase di analisi è particolarmente critica in quanto si rivelano necessarie