© Journal of Roman Archaeology 25 (2012)
The landscape of the naval batle
at the Egadi Islands (241 B.C.)
Sebastiano Tusa and Jefrey Royal
The inal batle of the First Punic War between Rome and Carthage, the batle of the
Egadi Islands, took place in 241 B.C. Finds of multiple bronze warship rams, helmets, and
amphoras, destined for a Carthaginian garrison on Sicily, conirm the naval batle's general
location and deine its landscape.
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The inds suggest new lines of inquiry into the batle's
precise location, the resulting landscape of batle débris, the dimensions of rams and war-
ships in the 3rd c. B.C., and hypotheses for leet construction and composition during the
First Punic War. Subsequent publications will provide more detailed discussions of ram
manufacture and their morphology, as well as the inscriptions present on the rams.
Contesto storico
La prima guerra punica ebbe la durata di un’intera generazione. Individuarne precise
responsabilità rientra nella casistica tucididea dei προφσεις (pretesti). Fu certamente uno
scontro epocale tra civiltà che scoppia, ancorché non pianiicato, nel momento in cui il con-
fronto sempre più ravvicinato tra i due imperialismi diventa inevitabile. Roma vinse grazie
al forte senso dello Stato della nobilitas romana strenuamente esaltata da Polibio.
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Tra le
fonti Polibio rappresenta la migliore; le altre fonti sono incomplete e prolisse. E’ Polibio
che corretamente individua nell’“ambizione per il dominio universale” (1.52.4: φιλοτιμα
τν λων) della classe dirigente romana la forza principale che fece loro vincere la guerra.
I presupposti dello scontro inale possono iniziare dalla fulminea e fortunata azione di
Giunio Pullo che riuscì a occupare la sommità del monte Erice e le pendici del monte dalla
parte di Trapani (1.55.10: τν π Δρεπνων πρσβασιν). Tale azione fu determinante
per gli sviluppi successivi della guerra poiché tagliavano fuori il porto naturale di Trapani
dalla portata dei Cartaginesi. Fratanto c’è da ricordare che l’eparchia punica in Sicilia non
esisteva più e, pertanto, quando nel 247 Amilcare Barca sbarcò in Sicilia, non aveva posi-
zioni da tenere lanciandosi con grande astuzia in una guerra di posizione eicacemente
(1.57.1-2), notevolmente onerosa e senza risultati concreti per entrambe i contendenti.
Ma vi fu un altro fatore decisivo per la vitoria romana, dovuto all’allestimento di una
lota costruita su iniziativa pubblica, inanziata delle famiglie romane più facoltose, nel
243/242, composta da 200 quinquiremi su modello di una imbarcazione punica caturata
dai Romani ad Annibale Rodio nel tentativo di forzare il blocco romano streto atorno a
Lilibeo. La novità di questo tipo d’imbarcazione risiedeva nel nuovo sistema di voga con
5 rematori su ogni remo, che garantiva una maggiore velocità. Ciò fu possibile, secondo
L. Basch, con la realizzazione di balconate lungo le murate dell’imbarcazione, che consenti-
vano una maggior larghezza fuori acqua, e il restringimento della chiglia dando maggiore
eicacia alle linee d’acqua dello scafo.
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E’ per questo che alla ine del conlito si arrivò
ad una spiccata standardizzazione dell’architetura navale dimostrata anche dalla identità
1 The project was conceived and is directed through the cooperative eforts of the present authors
and their institutions, the Soprintendenza Del Mare, Regione Siciliana, and RPM Nautical
Foundation.
2 De Sanctis 1916.
3 Basch 1987, 353-54.