1 «Ciò che misuriamo influenza ciò che facciamo». Una nuova stagione per la valutazione in biblioteca pensando al BES Chiara Faggiolani 1. A partire dall’immaginario Due dei temi centrali della cosiddetta “biblioteconomia sociale” sono: il rapporto tra biblioteche e welfare, soprattutto in relazione all’identità della biblioteca (pubblica) contemporanea 1 e la rilevazione dell’impatto sociale ed economico delle biblioteche 2 . Due temi – è evidente – strettamente relazionati con il riconoscimento piuttosto incerto, fragile e a tratti confuso circa il ruolo che le biblioteche (e i bibliotecari) sembra abbiano nella vita delle persone. Questa osservazione trova una conferma quando si mettono in comunicazione due universi apparentemente molto distanti e che in realtà hanno, a mio avviso, pochi gradi di separazione, o comunque meno di quelli che ci aspetteremmo 3 : l’immaginario connesso alla biblioteca e le indagini statistiche che la riguardano. Il rapporto tra questi due mondi meriterebbe un approfondimento che ci condurrebbe lontano dai temi del convegno e, dunque, si rimarrà nelle pagine di questo contributo centrati essenzialmente nel secondo ambito: le indagini statistiche. Sul primo tema dovrà bastare questa piccola suggestione che verrà poi richiamata in chiusura. Anche per la biblioteca – in senso generale, al di là delle sue differenti tipologie – come per tutto, esiste un immaginario, ovvero l’insieme delle immagini interiori ed esteriori che fanno parte del patrimonio simbolico di un soggetto, di un gruppo o di una società. L’immaginario è cosa ben diversa dall’immaginazione: il terreno d’indagine privilegiato è quello del funzionamento dell’insieme dei simboli e dei miti che costituiscono il nostro patrimonio collettivo sociale 4 . Quando si studia l’immaginario non si tratta di creare dal nulla – come il riferimento all’immaginazione lascerebbe intendere – ma di portare alla luce i diversi significati nascosti e i valori emergenti. 1 Si vedano ad esempio Giovanni Di Domenico, Conoscenza, cittadinanza, sviluppo: appunti sulla biblioteca pubblica come servizio sociale, «AIB Studi», 53 (2013), n. 1, p. 13-25; Giovanni Solimine, Nuovi appunti sulla interpretazione della biblioteca pubblica, «AIB Studi», 53 (2013), n. 3, p. 261-271; Waldemaro Morgese, Biblioteconomia sociale? Certo, per contribuire al nuovo welfare, «AIB Studi», 53 (2013), n. 3, p. 297-305; Sara Chiessi, Il welfare è morto viva il welfare! Biblioteche pubbliche tra welfare e valore sociale, «AIB Studi», 53 (2013), n. 3, p. 273-284; Chiara Faggiolani – Giovanni Solimine, Biblioteche moltiplicatrici di welfare. Verso la biblioteconomia sociale, «Biblioteche oggi», 31 (2013), n. 3, p. 15-19; Anna Galluzzi, Biblioteche pubbliche tra crisi del welfare e beni comuni della conoscenza. Rischi e opportunità, «Bibliotime», 14 (2011), n. 3, http://www.aib.it/aib/sezioni/emr/bibtime/num-xiv- 3/galluzzi.htm; The identity of the contemporary public library. Principles and methods of analysis, evaluation, interpretation, edited by Margarita Pérez Pulido and Maurizio Vivarelli, Milano, Ledizioni, 2016. 2 Si vedano i lavori curati da Giovanni Di Domenico: L'impatto delle biblioteche pubbliche: obiettivi, modelli e risultati di un progetto valutativo, Roma, AIB, 2012 e L’impatto delle biblioteche accademiche. Un progetto e un seminario, Roma, AIB, 2014. 3 La teoria dei sei gradi di separazione è un’ipotesi secondo la quale ogni persona può essere collegata a qualunque altra attraverso una catena di conoscenze e relazioni con non più di 5 intermediari. La teoria è stata formulata per la prima volta nel 1929 dallo scrittore ungherese Frigyes Karinthy in Catene. Con l’evoluzione dei social network sembrerebbe che i gradi di separazione oggi non siano più di 3,57. Questa conferma arriva da Facebook ed è frutto di un ricerca disponibile online su <https://research.fb.com/three-and-a-half-degrees-of-separation/>. 4 Si veda la voce ‘Immaginario’, a cura di Valentina Grassi in Alberto Abbruzzese, Lessico della comunicazione, a cura di Valeria Giordano, Roma, Meltemi Editore, 2003, p. 264-270: 264. Riferimenti imprescindibili per lo studio dell’immaginario sono Durand, Morin, Wunenburger, Debray. Si veda in particolare Gilbert Durand, Strutture antropologiche dell’immaginario, Bari, Dedalo, 1996 (Les structures anthropologiques de l'imaginaire, Parsi, Dunod, 1992).