La critica della società borghese e delle istituzioni liberal-democratiche in Europa Nella cultura filosofica e politica europea di ini- zio Novecento sono ampiamente diffuse le critiche alle istituzioni liberali e democratiche, ritenute testi- monianza obsoleta di una società borghese decadente e al tramonto, ormai incapace di pensare i rapporti tra individuo, società e Stato all’interno della demo- crazia parlamentare. Tali critiche – tra le quali si segnala anche quella svolta da Giovanni Gentile nei confronti dell’individualismo liberale in numerosi scritti tra il 1918 e il 1944 (Politica e cultura, a cura di H.A. Cavallera, 1° vol., 1990, pp. 7-37, 61-89, 113- 16, 157-64, 167-86, 373-75; 2° vol., 1991, pp. 14-17, 39-52, 111-16) – continuano a svilupparsi tra le due guerre, in forme ovviamente plurali: marxisti e cat- tolici, tradizionalisti e anarchici, socialisti e naziona- listi esercitano una forte pressione politica in vista dell’abbattimento della «vecchia» Europa e della demo- crazia liberale. Tra queste numerose critiche è pos- sibile individuare – in linea generale – almeno due blocchi contrapposti: quello dei rivoluzionari di destra (in particolare nazionalisti) e quello dei rivoluzionari di sinistra (in particolare marxisti). Ma, mentre le diverse tradizioni marxiste radicali mirano al supe- ramento delle contraddizioni della società borghese attraverso una rivoluzione politica che determini l’av- vento della società comunista, nelle culture rivoluzio- narie di destra le posizioni antiliberali e antidemocra- tiche si declinano generalmente in una prospettiva spiritualistica e ‘comunitarista’ che mira alla costru- zione di una nuova ‘unità politica organica’. Si tratta di un mutamento culturale antiborghese di propor- zioni gigantesche che, da destra, coinvolge numerosi pensatori di diverso orientamento in tutta Europa: da Charles Maurras a Louis-Ferdinand Céline, da Charles-Pierre Péguy a Carl Schmitt, da Ernst Jünger a Gabriele D’Annunzio, da Filippo Tommaso Mari- netti a Delio Cantimori, da Rudolf Kjellén a Hans Freyer, da Arthur Moeller van den Bruck a Martin Heidegger, da Maurice Blondel a Gentile, emerge una miscela contraddittoria – ma politicamente efficace e fortunata – di concetti tradizionali, reazionari e rivo- luzionari, plasticamente rappresentata dai movimenti della ‘rivoluzione conservatrice’ e del ‘modernismo reazionario’. Gli effetti politici di tale movimento cul- turale sono visibili nel progressivo avanzamento dei partiti di destra in tutti i Paesi europei, in primis il fascismo in Italia, che diventa il laboratorio nel quale giungono a compimento le critiche alle istituzioni liberal-democratiche. Tali critiche hanno però un fondamento filosofico e culturale, prima che politico, che inizia a strutturarsi a cavallo tra Ottocento e Novecento nelle posizioni dei pensatori critici verso la modernità. In Germania, per esempio, il rifiuto della società borghese e la critica del liberalismo elaborati da posizioni di destra riposano sulla distinzione tra Kultur e Zivilisation, attraverso cui viene espresso un giudizio critico sul mondo moderno: l’accrescimento del sapere scientifico, del patrimonio tecnico e delle risorse economiche non rien- tra nell’ambito ‘organico’ della Kultur, bensì in quello ‘meccanico’ della Zivilisation. La dimensione spiri- tuale della comunità tradizionale viene distinta dal- l’incivilimento tecnico-scientifico della società bor- ghese e così si afferma una netta contrapposizione tra spirito e tecnica, tra anima e meccanismo, tra ‘vita’ e ‘forma’. Il progresso della scienza positivistica e del- l’economia capitalistica viene considerato esclusiva- mente ‘tecnico’, materiale e quantitativo, tanto da essere definito ‘civilizzazione’ in senso negativo. È pertanto necessario il recupero della ‘cultura’, cioè delle idee romantiche del nazionalismo (in Germania riassunte nel motto Blut und Boden): Kultur è il patrimonio spi- rituale della civiltà tradizionale, l’insieme organico dei valori, delle istituzioni, dello spirito e dell’anima del popolo. Nella loro lotta per l’affermazione della forma di vita tradizionale, i sostenitori della Kultur – tra cui si segnalano Oswald Spengler e Werner Sombart – insistono sulla superiorità degli ideali morali e della Carlo Altini Gentile e lo Stato etico corporativo 567 072_ex079_b4_CeG_111215_pp567-572_Layout 1 15/12/15 12:33 Pagina 567