USO DELLE CARTE DI CLASSIFICAZIONE PER LA DEFINIZIONE DEL SBT DA PROVE CPTU (TERRENI PARTICOLARI) Diego C. F. Lo Presti * d.lopresti@ing.unipi.it Barbara Cosanti * barbara.cosanti@for.unipi.it Nunziante Squeglia * squeglia@ing.unipi.it * D.E.S.T.eC., Università di Pisa Sommario L'impiego delle prove penetrometriche statiche (CPT), ed in particolare di quelle con piezocono (CPTu), ha avuto un grande sviluppo negli ultimi decenni. Tali prove, infatti, rappresentano un mezzo d'indagine piuttosto economico e speditivo per la determinazione indiretta del profilo stratigrafico e di alcune proprietà meccaniche del terreno. La ripetibilità, l'affidabilità e continuità delle misure effettuate rientrano tra i principali vantaggi che questo tipo di prove in situ offre. Tuttavia l'identificazione stratigrafica avviene normalmente attraverso correlazioni empiriche e carte di classificazione dei terreni disponibili in letteratura tecnica che si basano su determinati database. Questo fa sì che l'interpretazione di prove condotte in particolari tipi di terreno, come miscele limose scarsamente addensate o materiali organici come quelli oggetto di questo studio, possa condurre ad errori causati dall'estensione di specifiche correlazioni empiriche a contesti diversi dal database sulla base del quale sono state ricavate. Questa nota presenta i risultati di uno studio effettuato confrontando la ricostruzione stratigrafica ricavata da sondaggi geognostici e prove con piezocono, effettuati nelle immediate vicinanze gli uni dalle altre, in alcuni tipi di terreno. In particolare le prove sono state condotte in una serie di limi poco addensati/consistenti e in torbe/argille comprimibili. I dati raccolti suggeriscono una possibile modifica/correzione delle carte di classificazione del tipo SBT per la tipologia di terreni considerati. 1. Introduzione Una delle principali applicazioni delle prove penetrometriche è la ricostruzione del profilo stratigrafico e l'identificazione litologica. In letteratura tecnica inoltre sono disponibili numerose correlazioni semi- empiriche per la stima dei principali parametrici geotecnici da prove CPT. L'attribuzione di un determinato tipo litologico ad un materiale attraversato dalla punta avviene per mezzo di carte di classificazione che correlano la resistenza alla punta con la litologia. Le prime carte di classificazione, proposte da Schmertmann (1978) nel caso di punta meccanica e Douglas e Olsen (1981) nel caso di punta elettrica, fanno uso della resistenza alla punta, q c , e del rapporto d'attrito, R f , che rappresenta il rapporto percentuale tra l'attrito laterale, f s , e la q c . Successivamente Robertson et al. (1986) hanno sviluppato un sistema di classificazione per prove condotte col piezocono. Questo sistema si basa sulla resistenza alla punta corretta, q t , il R f , e la pressione dinamica dell’acqua in fase di penetrazione (u 2 ). Questo sistema è molto diffuso grazie anche alla sua facilità d'impiego. Successivamente, Robertson (1990) ha ulteriormente sviluppato il metodo per considerare anche la presenza di tensioni geostatiche particolarmente elevate. Il metodo si basa sulle stesse grandezze misurate ma normalizzate in termini di tensioni efficaci.