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Introduzione
Le malattie cardio-cerebrovascolari (CCV) su
base aterosclerotica sono da molti anni la
principale causa di morbosità e di invalidità
nei paesi industrializzati, come di recente evi-
denziato nel resoconto dell’Unione Europea
pubblicato nel 2008
1
. Pertanto sempre più è
pressante la necessità di una politica di pre-
venzione mirata alla riduzione dell’incidenza
degli eventi e delle ricadute utilizzando le
due strategie più volte riportate dai grandi
maestri della prevenzione: quella mirata alla
fascia di persone ad elevato rischio CCV e
quella mirata alla popolazione generale
2,3
. La
prima ha l’obiettivo di identificare, mediante
il calcolo del rischio globale assoluto, le perso-
ne ad elevato rischio di ammalare di un even-
to coronarico o cerebrovascolare che necessi-
tano di interventi sullo stile di vita e farmaco-
logici codificati dalle linee guida
4,5
. La secon-
da ha l’obiettivo di ridurre i livelli medi dei
fattori di rischio nella popolazione, indipen-
dentemente dal rischio individuale, attraverso
cambiamenti dello stile di vita ed ambientali.
Questa strategia si basa sull’evidenza che pic-
cole variazioni dei fattori di rischio (ad es. ri-
duzione dell’abitudine al fumo, della coleste-
rolemia, della pressione arteriosa) riducono in
modo continuo e significativo l’incidenza del-
la malattie CCV nella popolazione generale
6-9
.
Questo tipo di strategia, che vede le azioni di
prevenzione rivolte a tutta la popolazione, è
applicabile a qualsiasi età e da risultati molto
importanti perché – essendo rivolta all’intera
popolazione – previene il maggior numero di
Key words:
Blood donation;
Cardiovascular prevention;
Opportunistic screening.
© 2010 AIM Publishing Srl
Ricevuto il 29 giugno
2009; nuova stesura il 19
ottobre 2009; accettato
il 26 ottobre 2009.
Per la corrispondenza:
Dr.ssa Marcella Longo
Centro Trasfusionale
e di Immunoematologia
Fondazione
Ospedale Maggiore,
Policlinico Mangiagalli
e Regina Elena
Via Francesco Sforza, 35
20122 Milano
E-mail: Marcella.longo@
policlinico.mi.it
Un nuovo modello di screening cardiovascolare
di opportunità: dalla donazione di sangue alla
cardiologia preventiva. Primi risultati del
programma Cardiorisk
Marcella Longo
1
, Luigi Palmieri
2
, Maurizio Marconi
1
, Simona Giampaoli
2
,
Giovanna Cremonesi
3
, Paolo Rebulla
1
, Girolamo Sirchia
3
1
Centro Trasfusionale e di Immunoematologia, Dipartimento di Medicina Rigenerativa, Fondazione Ospedale
Maggiore Policlinico Mangiagalli e Regina Elena, Milano,
2
Reparto di Epidemiologia delle Malattie Cerebro e
Cardiovascolari, Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, Istituto Superiore di
Sanità, Roma,
3
Associazione Amici del Policlinico e della Mangiagalli Donatori di Sangue, Fondazione Ospedale
Maggiore Policlinico Mangiagalli e Regina Elena, Milano
Background. Cardiovascular diseases remain the leading cause of mortality and disability in developed coun-
tries. Therefore, it is necessary to increase a policy of primary prevention. The most recent European guide-
lines recommend the use of the absolute risk profile as a tool to identify high-risk individuals, but also under-
line the need for interventions on the whole population. They also mentioned the concept of opportunistic
screening for cardio- and cerebrovascular risk factors.
Methods. From September 2004 to December 2008, 13 619 consecutive blood donors were evaluated to
determine the absolute risk profile by using the CUORE Project score. Inclusion criteria were age between 35
and 69 years, no evidence of cardiovascular disease, 12h fasting, and informed consent. All blood donors un-
derwent physical examination and blood tests. The absolute risk profile system includes 8 variables: age, gen-
der, diabetes, smoking habit, systolic blood pressure, total and HDL cholesterol, and antihypertensive thera-
py. The population was classified into five risk categories (<5%; 5-10%; 10-15%; 15-20%; ≥20%). The results
were analyzed according to age and gender.
Results. The mean risk score was 2.9 ± 3 in men and 0.8 ± 1.04 in women. Furthermore, the proportion of
subjects at low risk was high even in the most advanced age groups in both sexes, differently from the gen-
eral population. In particular, in young and female subjects the risk score did not exceed 20%. The proportion
of men at high risk increased in adulthood, varying between 0.5% in the 50-59 age range to 4% in subjects
≥60 years.
Conclusions. Our results demonstrate the feasibility of a primary cardiovascular prevention program in a
new opportunistic setting, not assessed previously. The implementation of this program is a valuable tool not
only to identify high-risk subjects but also to maintain a favorable risk profile in low-risk subjects over time.
(G Ital Cardiol 2010; 11 (7-8): 578-583)
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