305 304 Paul Davies Giuliano da Sangallo e decorum negli edifici a pianta centrale: Santa Maria delle Carceri e la sagrestia di Santo Spirito La produzione dell’architettura nel Quattrocento fu influenzata quasi sempre all’idea di decorum, cioè di appropriatezza, e in questo saggio vorrei indagare il ruolo del decorum negli edifici ecclesiastici a pianta centrale disegnati da Giuliano da Sangallo. In particolare, desidero esplorare il modo in cui il decorum condizionò la scelta delle forme, specialmente dei modelli antichi e della loro modificazione. Desidero poi considerare come un’attenta analisi del decorum possa risultare in nuove interpretazioni degli edifici stessi. Inizierò con un’analisi di un edificio – Santa Maria delle Carceri in Prato – la cui lettura delle forme, per quanto riguarda l’idea dell’appropriatezza, è abbastanza chiara, e proseguirò con un’indagine della Sagrestia di Santo Spirito a Firenze in cui l’idea di decorum pone quesiti difficili. La Madonna delle Carceri in Prato e la scelta di forme appropriate Santa Maria delle Carceri (fig. 1; tavv. 10-15) fu costruita sin dall’ottobre 1485 come santuario per ospitare un’immagine miracolosa della Vergine Maria. 1 Questa particolare funzione di santuario mariano fu attentamente considerata dall’architetto e da Lorenzo de’ Medici – quest’ultimo incaricato dalla committenza, il Comune di Prato, di scegliere un modello. 2 E come vedremo, la nozione di decorum fu accuratamente rispettata ed è evidente come questo abbia influenzato le scelte del programma decorativo e della progettazione dell’edificio. L’esterno della chiesa fu progettato per esprimere l’elevata posizione gerarchica rispetto alle altre chiese della città di Prato. Originariamente si pensò di ricoprirla interamente di marmi preziosi – verde di Prato e marmo di Carrara – ma poi solo il piano inferiore fu effettivamente completato. 3 Il rivestimento parziale del piano superiore è in gran parte un tentativo del XIX secolo di completare la copertura in marmo, e quindi non dovrebbe essere considerato come parte della concezione originale dell’edificio secondo Giuliano. 4 Sia a Prato che a Firenze l’uso di questo costoso rivestimento verde e bianco era in genere limitato alla facciata delle chiese, come per esempio San Francesco a Prato (prima di 1331) e Santa Maria Novella a Firenze (1458). Solo le chiese più importanti della città erano completamente rivestite – a Prato, fu solamente la pieve di Santo Stefano con il grande santuario della Sacra Cintola che ebbe l’onore di ricevere questo trattamento generoso, come a Firenze solo la cattedrale (1296-) e il battistero (XI secolo) furono interamente ricoperti in marmo. Questa associazione con gli edifici ecclesiastici più eminenti rafforzò il ruolo della chiesa di Ssnta Maria delle Carceri nella sua funzione di tempio civico e santuario mariano. 5 Nonostante l’espressione di status elevato tramite il rivestimento marmoreo, l’ordine usato per l’esterno è un semplice dorico (fig. 2): questa fu una scelta ponderata per far sì che l’esterno apparisse meno sfarzoso e nobile dell’interno. La decorazione è concepita sempre in termini “gerarchici”, quindi nonostante il costo maggiore del rivestimento esterno, l’interno – guarnito con pietra fig. 1 | Prato, Santa Maria delle Carceri di Giuliano da Sangallo, 1485, esterno.