Draft- Da non citare - la versione definitiva sarà pubblicata in: G. Mucciarelli e G. Celani (a cura di), Quando il pensiero sbaglia. La fallacia tra psicologia e scienza, UTET- Libreria, Torino 2002 Il problema logico delle fallacie Margherita Benzi 0. INTRODUZIONE A prima vista, le fallacie costituiscono un argomento “facile”. Gran parte dei manuali di logica di livello introduttivo dedicano loro un certo spazio, e ormai sono numerose le pagine di Internet che ne presentano un’esposizione agile e divertente. Le fallacie sono ampiamente codificate, spesso compaiono con un nome latino, testimonianza di una tradizione consolidata, e appaiono, almeno sulla base di una rapida lettura degli esempi, immediatamente riconoscibili come tali. L’impresa di darne una definizione perspicua da un punto di vista logico-epistemologico, ordinarle secondo una classificazione che goda di ampio consenso, e possibilmente ottenere un insieme di semplici ricette per evitarle, non sembra dunque presentare particolari problemi. Ben presto, tuttavia, essa si rivela più difficile del previsto. Se è vero, infatti, che la letteratura corrente attesta un accordo (quasi) unanime sul fatto che le fallacie esistono e sono un male, cioè qualcosa che un agente impegnato in attività razionali di vario tipo – dal dialogo all'assunzione di decisioni, dalla disamina critica di un messaggio pubblicitario all'indagine scientifica, ecc. – dovrebbe cercare di evitare, è anche vero che essa non dà risposte univoche su come definirle, riconoscerle e classificarle, né su quale disciplina debba occuparsene: sull’argomento si sono espressi, di volta in volta, studiosi di logica, di retorica, di psicologia, di metodologia delle scienze, e altri ancora. Anche da un punto di vista storico, la vicenda delle fallacie appare tormentata: esse entrano ed escono dalla storia della logica, ed ogni eventuale ampliamento degli orizzonti logici sembra riaprire la questione di quale logica debba occuparsene; nemmeno il rinnovato interesse riscosso negli ultimi trent'anni, e testimoniato dalla pubblicazione di riviste specializzate, dal proliferare di corsi e convegni, e da nuove collaborazioni interdisciplinari, sembra avere conseguito definitivaente il risultato di fornire una teoria generale, paradigmatica, delle fallacie, e una definizione nitida del loro status. Le principali difficoltà derivano probabilmente da un’ambiguità di fondo del termine “fallacia”. Questo da un lato fa riferimento alle attività dialettiche del disputare e del contendere, e al tentativo, da parte di uno dei contendenti, di avere la meglio con mezzi scorretti; dall'altro, rimanda a quei ragionamenti che, pur apparendo ben condotti, nascondono da qualche parte un errore: i paralogismi . I due aspetti non sono incompatibili: evidentemente, un antagonista avrà gioco più facile se saprà trascinarci su un terreno insidioso; viceversa, possiamo vedere i nostri stessi errori come trappole in un dialogo