http://www.filosofia.it/saggi/konigsberg-e-il-mondo Kant 1 , Königsberg e il mondo. Appunti per un rescaling della storia delle idee Introduzione Nel 1989 cadeva il Muro di Berlino e all’esperienza di una singola città faceva eco un cambiamento epocale nel modo di percepire le geografie politiche e culturali dell’Occidente. Lo stesso anno, dall’altra parte dell’Atlantico, il geografo Edward Wiliam Soja coniava il termine spatial turn, prefigurando un riassesto dell’intero campo delle scienze umane e sociali, da allora più sensibili al modello che realizza e dà forma allo spazio nel legame tra conoscenza e potere, teoria e prassi 2 . Entrambi questi avvenimenti, per quanto di natura e portata differente, hanno segnato una svolta nel modo di analizzare e interpretare i segni della spazialità. Il primo, in riferimento alla misura europea delle nostre istituzioni e del nostro vivere comune, ha avviato una ristrutturazione sociale e politica sostenuta dal movimento sovrapposto di differenti interessi spaziali – locali, statuali, macro- regionali, continentali, mondiali. Il secondo, in riferimento ai temi e ai metodi della ricerca sociale, ha spinto gli studiosi a interrogarsi sull’origine geografica della modernità sulla base della “consapevolezza epistemologica di un’ontologia peculiare che l’essere umano sulla terra fonda in ragione di un agire territoriale stimolato da bisogni, tecniche, sentimenti, visioni, istituzioni” 3 . La coincidenza di questi due eventi, un caso di affinità quasi elettiva tra due episodi slegati tra loro, costituisce lo spunto immaginativo da cui scaturiscono le seguenti riflessioni. Si tratta per lo più di considerazioni preliminari che, seguendo le linee di lavoro tracciata da Soja, guardano alle trasformazioni di scala e alle dinamiche della globalizzazione come un fatto irrinunciabile per la comprensione del pensiero occidentale e del suo modo di esprimersi in termini filosofici. Un lavoro introduttivo, dunque, che sollecita dinamiche di attraversamento transdisciplinare che eludano “l’occhiuta vigilanza delle guardie confinarie delle discipline accademiche tradizionali” 4 . La tesi di partenza di quanti, dopo il 1989, hanno iniziato a sondare le potenzialità euristiche del paradigma spaziale, si lascia riassumere nell’idea che lo spazio e l’immaginazione spaziale rappresentino i candidati più accreditati per sostituire i modelli temporali dello storicismo che dominavano la cultura del XIX secolo 5 . Se la globalizzazione decretata la morte della distanza e 1 Per le opere di Kant il testo di riferimento è: Kant’s gesammelte Schriften, hrsg. von der Königlich Preußischen Akademie der Wissenschaften (e successori), Berlin, 1900 ss. indicato con “AA” seguito dal numero del volume in cifre romane e dalla pagina in cifre arabe. Non esistendo un’edizione italiana della Physische Geographie le traduzioni presenti nel testo sono ad opera dell’autore. Per la Geografia Fisica, oltre all’edizione dell’Accademia si è dunque usato anche l’edizione: I. Kant, 1801-1817, Immanuel Kants Physische Geographie, a cura di J. J W. Volmmer; trad. it. Geografia fisica di Emanuele Kant, tradotta dal tedesco, a cura di A. Eckerlin, Tip. G. Silvestri Milano, rist. a cura di F. Farinelli, La Geografia fisica, Leading Edizioni, Bergamo, 2004. Per le trascrizioni della Messina Vorlesung si è consultato l’archivio on line dell’Università di Marburgo reperibile al sito http://kant.bbaw.de/base.htm/geo_mes.htm . 2 Per una ricostruzione dello spatial turn e delle sue ramificazioni disciplinari cfr. la raccolta. J. Döring e T. Thielmann, 2008, Spatial Turn. Das Raumparadigma in den Kultur- und Sozialwissenschaften, De Gruyter, Berlin/New York. 3 M. Maggioni, 2015, Dentro lo Spatial turn: luogo e località, spazio e territorio, in: Semestrale di Studi e Ricerche di Geografia, n. 2, p. 53. 4 G. Marramao, 2013, Spatial turn: spazio vissuto e segni del tempo, in: Quadranti, Vol. 1, 1, p. 32. 5 Profetiche, in questo senso, sono certamente le tesi che Michel Foucault ha espresso in occasione della conferenza tenutasi al Cercle d’études architectuales di Tunisi nel 1967: “La grande ossessione che ha assillato il XIX secolo è stata, com’è noto, la storia: temi dello sviluppo o del blocco stesso, temi dell’accumulazione del passato, grande 1