L’ultimo baluardo della schiavitù. La “barbarie abissina” nella propaganda per la guerra d’Etiopia Gino Satta 1. La propaganda italiana e la “questione etiopica” Nei mesi che precedettero e seguirono l’invasione dell’Etiopia, il paese africano fu al centro da parte della stampa e dell’editoria italiana di un interesse senza precedenti e, una volta esaurito il clamore della guerra e celebrato il ritorno dell’Impero “sui colli fatali” di Roma, senza grande seguito 1 . “Vale la pena di ricordare, per misurare a fondo l’apporto degli intellettuali all’impresa africana, – notava Angelo Del Boca – che nel corso del 1935 furono pubblicati più di un centinaio di libri sull’Etiopia” (Del Boca 1992: 350n.) 2 . Sebbene si trattasse, come precisa lo stesso Del Boca, di “opere, in genere, di non specialisti, e perciò in gran parte modeste, non prive di grossolani errori, spesso farcite di odio e di disprezzo” – o forse, assumendo un altro punto di vista, proprio per questa stessa ragione – tale vasta e variegata produzione riveste un 1 L’abbondanza di pubblicazioni sull’Etiopia nella seconda metà degli anni ’30 è testimoniata dalle voci bibliografiche contenute nel catalogo informatizzato delle biblioteche italiane (OPAC), dove alla chiave di ricerca [Etiopia OR Abissinia] il 1935 e il 1936 risultano gli anni con il maggior numero di voci (rispettivamente 232 e 225), seguiti a distanza dal 1937 (117 voci), dal 1939 e dal 1938 (64 e 62 voci): un arco temporale che coincide grossomodo con quello dell’effimero impero coloniale italiano. È difficile valutare a quante pubblicazioni effettive corrisponda il numero elevato di voci del 1935 (232), poiché non mancano le voci multiple: è il caso, ad esempio, dell’opuscolo di cui ci occuperemo in seguito, che è oggetto – caso non infrequente – di ben 5 diverse schede bibliografiche. Si tratta comunque di cifre mai raggiunte prima e mai più eguagliate. 2 Per quanto riguarda le fonti dell’epoca, la più completa “bibliografia sull’Etiopia e sul conflitto italo-etiopico” resta probabilmente quella curata da Silvio Zanutto per L’Oriente moderno, pubblicata in quattro parti tra il 1936 e il 1939.