INU ALTO ADIGE SÜDTIROL 28 Stefano Zorzanello Catania Soundscape appunti per una mappatura acustico-esperienziale Dieses Projekt unternimmt eine interdisziplinäre Untersuchung der akustischen Komponenten von einigen Plätzen, Straßen, Durchgän- gen und anderen charakteristischen Orten des spontanen Zusam- mentreffens in Catania. Das Projekt versteht sich in erster Linie als methodologische Anweisung für ein im Enstehen begriffenes Projekt, von dem hier eine notwendigerweise beschränkte, aber einigerma- ßen repräsentative Auswahl an Fallstudien vorgestellt wird. Während die EU-Direktive zur akustischen Umweltverschmutzung (2oo2/49/EU) die Erhebung von „akustischen Zonen“ vorsieht (stra- tegische akustische Kartographie), die mehrheitlich auf quantita- tiven Kriterien beruht, möchte unsere Untersuchung eine Anleitung für eine funktionale urbanistische Interpretation der Stadt und ihrer Bewohner liefern. Questa ricerca-progetto intende offrire uno studio interdisciplinare sulla dimensione acustica della realtà catanese di alcune piazze, vie, corridoi urbani ed altri caratteristici luoghi di aggregazione spontanea della città contemporanea. Essa si pone primariamente come indicazione metodologica di un progetto in divenire, presentato qui e per ora sulla base di una casistica necessariamente limitata ma sufficientemente rappresentativa di alcune problematiche differenti. Se la recente Direttiva Europea sull’inquinamento acustico (2002/49/CE) prevede la realizzazione di un piano di “zonizza- zione acustica” (mappatura acustica strategica) del territorio cittadino, basata per lo più su modelli quantitativi, questo nostro studio, intende fornire un compendio per quanto riguarda una interpretazione urbanistico funzionale della città e della comunità che in essa vive. Il presente articolo che appare qui pubblicato in forma integrale è stato, per esigenze di spazio, pubblicato in forma ridotta sul numero mono- grafico di Gomorra “Catania Etnapolis” (ed. Meltemi, Roma 2006) Premessa Quando parliamo del paesaggio sonoro di una città, un po’ come se si trattasse del “sound” di un gruppo musicale, risiede in noi una specie di ambizione o tentazione intellettuale, il desiderio di poter defi- nire tale paesaggio, tale “sound” con una parola, una metafora, una frase, capace di racchiudere ciò che si intende per il suono di una città, di questa città in particolare. Dato il titolo, il tema, facilmente il lettore di questo articolo si porrà insieme a noi questa domanda: qual è il sound di Cata- nia? Non ci vogliamo riferire, per quello che riguarda in questa sede, al sound del “genere” pop rock della sedicente “scuola catanese” rappresentato da alcuni can- tanti e gruppi di successo (Franco Battiato, Carmen Consoli, Mario Venuti, ecc. fino alle propaggini della scena rock indipen- dente) anche se, attraverso la diffusione e la riproduzione schizofonica 1 della loro musica, è inevitabile che essi influenzino realmente il paesaggio sonoro stesso in cui abitano (o hanno abitato). Se escludiamo alcune opere più o meno concettuali di tipo “time based” e “site specific” che impli- cano durate di settimane, anni o perfino millenni, spazializzazioni inconsuete su superfici e piani estremamente vasti o ristretti, opere le quali sfidano volutamente una scala spazio/temporale standard, generalmente un brano di musica o un’in- tera opera musicale ha una durata e una dimensione spaziale facilmente controlla- bile dall’esperienza di fruizione ordinaria. Da parte loro, gli studi sul paesaggio sonoro introdotti dal World Soundscape Project, hanno indotto a pensare ad una fruizione del suono ambientale che ne valutasse le caratteristiche estetiche. Si è parlato del soundscape come una “sinfonia incompiuta e senza forma di cui siamo contempora- neamente i compositori, gli esecutori e gli ascoltatori” 2 . Tale ipotesi certamente non priva di fascino e a cui gli studi attuali sul paesaggio sonoro sono ancor oggi in parte debitori, pare essere tuttavia adatta ad un tipo di paesaggio esclusivamente hi-fi 3 , dove il rapporto segnale-rumore è decisamente a favore del primo. Ci chie- diamo se esiste realmente la possibilità di ascoltare “il suono della città” nello stesso modo in cui si può avere una visione aerea, nello tesso modo in cui si può definire un macroclima, o nello stesso modo in cui si ascolta un disco o un concerto, oppure se la metafora non si sia spinta troppo al di là e se non debba essere ridimensionata per continuare ad essere produttiva in termini teorici. A causa della diffusione e moltipli- cazione incontrastata delle fonti sonore omologate ed omologanti quali quelle dei motori, ventole, sistemi di raffreddamento, reti elettriche ecc.. la famosa “sinfonia incompiuta”, appare nell’epoca contem- poranea in gran parte omologata alle altre sinfonie delle grandi città. Tutto questo ci induce a pensare che forse questa sinfonia non si possa ascoltare che per porzioni limitate molto precise e localizzate.