I disegni romani di Giovanni di Giacomo da Porlezza Al termine della vita di Jacopo Sansovino, nella edizione giuntina del 1568 Giorgio Vasari dà no- tizia di alcuni artisti vicentini: Ha dunque avuto Vicenza in diversi tempi ancor essa scultori, pittori et architetti, d’una parte de’ quali si fece memoria nella Vita di Vittore Scarpac- cia, e massimamente di quei che fiorirono al tempo del Mantegna e che da lui impararono a disegnare: come furono Bartolomeo Montagna, Francesco Veruzio e Giovanni Speranza pittori, di mano de’ quali sono molte pitture sparse per Vicenza. Ora nella medesima città sono molte sculture di mano d’un Giovanni intagliatore et architetto, che sono ragionevoli, ancorché la sua propria professione sia stata di fare otti- mamente fogliami et animali, come ancora fa, se bene è vecchio. Parimente Girolamo Pironi vicentino ha fatto in molti luoghi della sua città opere lodevoli di scultura e pittura. Ma fra tutti i Vicentini merita di essere sommamente lodato Andrea Palladio archi- tetto, per essere uomo di singolare ingegno e giu- dizio, come ne dimostrano molte opere fatte nella sua patria e altrove … 1 Nella recente edizione delle annotazioni di Vin- cenzo Scamozzi alla edizione giuntina di Vasari si legge a pagina 159 quella relativa al “Giovanni in- tagliatore e architetto”: … di costui io ho la maggior parte dei disegni che egli ritrasse [?] in Roma 2 . Chi è questo artefice vicentino di cui Vincenzo Scamozzi possiede un dossier grafico, che sembra cospicuo? Nonostante l’autrice dell’edizione lo definisca “non meglio identificato”, è verosimile si tratti di Giovanni di Giacomo da Porlezza, come anche recentemente ribadito 3 . Egli è il socio di Girolamo Pittoni nella bottega detta di Pede- muro nella quale Palladio risulta registrato come “garzon” dal 1524, e nella quale lavorò per oltre una dozzina di anni successivi 4 . Nessun dubbio che quel Girolamo Pironi nominato da Vasari sia da identificare con il suo compagno, registrato nella bottega del padre di Giovanni, Giacomo, sin dal 1504 e poi sodale del figlio al punto che un do- cumento del 1521 li definisce “fratres lapicide”. Va registrata l’imprecisione di Vasari che indica una sua improbabile attività come pittore, finora non documentata, mentre sappiamo che, nella specializzazione dei compiti all’interno della bot- tega, a Pittoni appare affidata la realizzazione di sculture e a Giovanni l’architettura e i particolari decorativi, quei “fogliami et animali” richiamati dall’aretino 5 . Tale imprecisione potrebbe giustifi- care l’affermazione vasariana che più osta alla identificazione del Giovanni “architetto e intaglia- tore” con il da Porlezza, là dove lo definisce an- cora vivente nel 1568, mentre è certamente morto qualche giorno prima dell’8 novembre 1550 6 . Di Giovanni da Porlezza ignoriamo la data di nascita, ipoteticamente fissata intorno al 1480 in considerazione della sua iscrizione alla fraglia vi- centina dei muratori e scalpellini nel 1595. Dopo un apprendistato nella bottega del padre Gia- como si associa con Girolamo Pittoni, dando vita alla bottega più attiva della Vicenza del Cinque- cento, realizzando altari e monumenti funebri, fra i quali sono documentati uno non localizzato per Galeazzo Angaran (1531), e nella cattedrale di Vi- cenza l’altare Dall’Acqua (1534) e il monumento funebre per il vescovo Girolamo da Schio (1537). È autore con Girolamo di lavori come il portale della chiesa dei Servi per conto di Francesco Godi (1531), la scala esterna in pietra del Palazzo del Podestà (1541) e, questa volta con Palladio, di un primo disegno per le Logge del Palazzo della Ra- gione (1546), infine, prima della morte nel 1550, della cappella Godi in San Michele. Collabora con lo Scarpagnino nel 1521 nella realizzazione del pavimento dell’antica Loggia del Podestà. Quando Sansovino è a Vicenza nel 1538 per il ri- facimento della tribuna della cattedrale, è ai due esperti compagni da Pedemuro che consiglia di affidare la costruzione 7 . Conterraneo di Sanmi- cheli, quando quest’ultimo è a Vicenza per dodici giorni, in due riprese, fra il novembre 1541 e il gennaio 1542, per una consulenza per le Logge del Palazzo della Ragione, è Giovanni ad essere rimborsato per le spese per l’ospitalità fornita al- l’architetto, un assistente e due cavalli 8 . Nel 1937 Zorzi ha raccolto un capillare rege- sto di documenti che lo riguardano, in cui spicca una lunga interruzione fra l’8 ottobre 1502 (anno in cui è documentato essere coinvolto insieme al padre in palazzo Gualdo) e il 26 luglio 1512. Viene da domandarsi se non sia questo il lasso di tempo del suo soggiorno romano. Del resto, gra- zie a Puppi, è noto un soggiorno centroitaliano di Girolamo Pittoni, che nel 1517 realizza e firma il mausoleo di San Pietro Celestino in Santa Maria di Collemaggio all’Aquila: di lui i docu- Guido Beltramini Edoardo Demo Nuovi documenti e notizie riguardanti Andrea Palladio, la sua famiglia e il suo lavoro 125 20|2008 Annali di architettura Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org