D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda. Italo Calvino Il funzionamento urbano lungo la linea di costa: dall’immobilismo gestionale dei beni culturali alla scarsa accessibilità I Campi Flegrei, localizzati a nord della città di Napoli, hanno avuto una vocazione turistico-culturale, sin dai tempi antichi. La rilevanza della posizione geografica, vicina alla metropoli napole- tana e la facilità di attracco, unitamente allo sviluppo demografico che ne è conseguito, sono stati fattori decisivi alla base di una po- litica che, dalla seconda metà dell’Ottocento in poi, lo Stato uni- tario ha portato avanti con una serie di insediamenti che segnano in senso industriale lo spazio flegreo, sommando un’ulteriore fun- zione a quelle già sedimentate nel tempo (R. Sommella, L. Viga- noni, 2003). La legge del 1903, che prevedeva agevolazioni per la costituzione di industrie nell’area di Napoli, e la legge speciale re- datta da Francesco Saverio Nitti nel 1904 favorirono, infatti, l’in- sediamento di nuove industrie nei Campi Flegrei in diversi settori: dalla navalmeccanica all’aeronautica, all’energia, all’industria ali- mentare e tessile, ai trasporti pubblici, all’illuminazione. Gli inse- diamenti industriali, nel corso del tempo, hanno alterato in modo decisivo l’equilibrio ecologico dell’area, soprattutto della fascia costiera, contaminando il mare e deturpando il paesaggio costiero con strutture di grande impatto ambientale, sia degli insediamenti stessi e sia legate al trasporto delle merci, come la costruzione della linea ferrata che corre lungo gran parte della linea di costa. Dismesse le industrie e calato il fenomeno di turismo balneare in- torno agli anni settanta, a causa del diffuso degrado urbano, l’area flegrea si è avviata verso un momento di grande declino durato fino quasi agli inizi degli anni novanta, quando per una serie di avvenimenti l’area ha iniziato a vivere un lungo e lento processo di riconversione territoriale, pur conservando la sua forte identità, i cui fattori unitari sono sicuramente rappresentati dalla continuità storica di alcune funzioni: portuale, commerciale e, soprattutto, culturale. Tale connotazione ha favorito la rinascita dell’interesse culturale per il territorio in conseguenza della chiusura degli inse- diamenti industriali che ha drasticamente azzerato il settore indu- striale come settore trainante dell’economia flegrea. La presa di coscienza della necessità di operare interventi che favorissero la rinascita dell’area possiamo certamente riconoscerla alla fine degli anni novanta, quando il territorio visse una nuova fase di protagonismo dei suoi soggetti locali che sfociò nell’elabo- razione di un accordo o meglio di un Patto Territoriale, che, benché non sia stato attuato, merita attenzione per il suo contenuto innovativo. L’accordo, infatti, contava, dopo tre anni di concerta- zione 127 progetti e metteva in campo iniziative che riguardavano la realizzazione di strutture funzionali a un auspicato sviluppo tu- ristico-culturale. Negli anni successivi, la programmazione regio- nale ha individuato i Campi Flegrei come uno dei sei grandi gia- cimenti-attrattori culturali più importanti della regione, ossia come un sistema archeologico, paesistico e architettonico che, per la sua importanza e unicità a livello nazionale e internazionale può essere identificato come un motore di sviluppo locale. In continuità con ciò che era stato proposto dal territorio attraverso il Patto Territoriale, la Regione Campania dà avvio, con ingenti finanzia- menti, a un processo di valorizzazione turistico-culturale dell’intero patrimonio attraverso un programma integrato, PIT GAC Campi Flegrei, che non solo finanzia, nell’ambito del POR Campania 2000-2006, progetti infrastrutturali, ma mette in campo anche azioni rivolte al patrimonio intangibile, quali la formazione setto- riale e gli incentivi alle imprese. Nonostante le ingenti risorse finanziare, tale strumento non ha prodotto gli impatti sperati. Perdura, infatti, un forte gap tra l’enorme potenzialità teorica del patrimonio esistente e il basso grado di valorizzazione dello stesso. Le ragioni giacciono in più condizioni e non sono solo attribuibili alla scarsa dotazione di servizi turistico-culturali. In Italia, permane l’assenza di una percezione del sistema culturale nel suo complesso che si riflette inevitabilmente su una gestione disorganica e incoerente, dove i soggetti che nutrono interesse, socio-economico e culturale, per la messa in opera di strutturali azioni di valorizzazione, non coincidono con i soggetti invece preposti alla tutela; disgiunti i soggetti, dunque, e disgiunte le azioni ne consegue un dannosissimo immobilismo gestionale. Altra grande criticità dell’area flegrea, e per questo interna al sistema territoriale in questione, è la scarsa accessibilità alle preziose risorse endogene. A livello territoriale, seppure notevolmente condizionato dalle caratteristiche geo-morfologiche dei luoghi, per la sua natura vulcanica, il sistema infrastrutturale, viario e ferroviario, del territorio flegreo risulta piuttosto adeguato rispetto alle esigenze dei cittadini 394 Il paesaggio culturale costiero dei Campi Flegrei : idee e progetti The cultural landscape coastal of Phlegraean Fields: ideas and projects Francesco Domenico Moccia, Barbara Scalera