laboratorio culturale Uno dei modi in cui la filosofia politica ha registrato le ondate di protesta degli anni Novanta contro il «nuo- vo ordine mondiale» e, in particulare, i vari movimen- ti sociali e politici del nuovo millennio, è stato un rin- novato interesse alla natura del «politico» e alla sua re- lazione con la «politica». Questa stagione, a livello in- ternazionale e in particolare nel mondo anglofono, ha fatto rivivere una serie di dibattiti centrati sul concet- to di «politico». Per molti versi, essi richiamano – ma senza che vi sia un riferimento esplicito – discussioni che hanno animato il marxismo italiano: dal dibattito degli anni Settanta sull’«autonomia del politico» fino a riflessioni più recenti sulla specificità della politica ita- liana odierna. In altri contesti, autori quali Chantel Mouffe, Ernesto Laclau, Slavoj Zizek, Judith Butler, Jacque Ranciere, Étienne Balibar ed Alain Badiou (tutti segnati dal pensiero di Louis Althusser) hanno elaborato diverse concezioni del politico inteso quale terreno di sperimentazione privilegiato per un possi- bile risveglio della sinistra, in un periodo in cui la po- litica sembra andare sempre più a destra. In modo molto schematico, nell’ambito della fi- losofia politica radicale contemporanea possiamo di- stinguere almeno due approcci alla questione della natura del politico. Il primo approccio ha tentato di formalizzare la relazione tra «politica» e una partico- lare nozione di «politico» in termini fondazionali. In tale prospettiva il politico è concepito come fondamen- to ed origine della politica. Determinare la natura del politico è, perciò, la condizione sine qua non per ela- borare la pratica politica, proprio perchè si rappre- senta quest’ultima come espressione congiunturale di una struttura del «politico» che sempre e necessaria- mente la predetermina e la supera. Per quanto non limitata a questo aspetto, la recente riscoperta di Carl Schmitt nel mondo anglofono da parte dei filosofi po- litici che si richiamano alla sinistra è emblematica di tale posizione. Per tali teorie che potremmo definire «platonizzanti», tali quali quella di Schmitt e dei suoi epigoni, «il politico» non è prodotto, costituito o addi- rittura rimosso dalla politica; piuttosto, esso è produt- tivo e costitutivo di essa; ossia, la precede in senso sia logico che temporale. In questa prospettiva, «il politi- co» denota un regno autonomo e irriducibile dell’espe- rienza umana la cui logica e strutture fondamentali sono distinte da altri regni ugualmente autonomi e ir- riducibili: «il sociale», «l’economico», «l’estetico» e così via. Perciò, proprio come ogni pratica sociale partico- lare partecipa della «logica» del sociale, così ogni par- ticolare atto politico concreto deve partecipare della logica del «politico», logica fondata sulla irriducibilità della divisione amico-nemico. GRAMSCI E IL PRIMATO DELLA POLITICA Peter Thomas Il ritorno del politico e il concetto gramsciano di egemonia. La nozione di «traducibilità» e il ripensamento del concetto di Stato. Dallo Stato come evento metafisico all’egemonia come fatto filosofico. Contemporaneità e non-contemporaneità di Gramsci. Il compito della formazione di una nuova direzione politica all’interno delle classi popolari.