26 27 TEMPO/SOGGETTO/SOGLIA. OSSERVAZIONI SULLA CITTÀ ATTRAVERSO LA LETTURA DI QUATTRO QUARTIERI ROMANI Luca Reale If you shut the door to all errors, truth will be shut out. Rabindranath Tagore Come si legge un quartiere progettato oltre ses- sant’anni fa e oggi inserito in un contesto completa- mente differente? Come si rigenera? Soprattutto ha senso ragionare in termini di “rigenerazione”? Le nuo- ve esigenze abitative e l’attuale composizione demo- grafica e sociale, il deterioramento fisico degli edifici e degli spazi pubblici, le questioni legate alla salva- guardia del progetto originale e le istanze dell’identità, dell’immaginario e della percezione dello spazio do- mestico e dello spazio urbano sembrano essere a mio avviso le principali questioni aperte. Quando i quartieri di edilizia pubblica furono realizzati, prevalentemente per accogliere lavoratori che dalle campagne si trasfe- rivano in città, la loro identità sostanzialmente collima- va col contesto sociale e demografico di quello spe- cifico momento storico. Gli interventi urbani di quegli anni tentavano di favorire, fin dall’inizio, la nascita di un sentimento di identificazione della comunità insediata con il luogo. Anche se poi quest’obiettivo, per diverse ragioni che qui appena accenneremo, spesso non fu raggiunto. Oggi, per cercare di costruire una nuova immagine di questi luoghi, i progetti di rigenerazione agiscono generalmente su tre elementi: la struttura fisica, l’identità e il significato. Sul tema dell’immagi- ne della città pubblica già Lynch, Cullen, Alexander, ma anche Jacobs e Gehl, hanno ragionato in questi termini, mettendo al centro la questione dell’immagine come percezione/composizione della realtà. A questo approccio più legato allo spazio fisico si è affiancata un’idea dell’immagine come narrazione semiotica, se ci riferiamo ad esempio al lavoro di sociologi (Bau- man), antropologi (De Certau, Hall), semiologi (Bar- thes, Eco). L’istanza di ri-identificazione viene aperta- mente sollevata già dagli architetti del CIAM nel 1953 ad Aix-en-Provence, dove Alison e Peter Smithson propongono la nota Urban Re-identification Grid (fig. 1), con cui, attraverso un’analisi della vita quotidiana del quartiere working class di Bethnal Green a Londra, tentano di spiegare come le persone si riconoscano nel loro ambiente attraverso diverse “pratiche sociali”, determinate da un’idea di abitare radicalmente mutata rispetto alla concezione “meccanica” dell’architettura moderno-funzionalista. Gli Smithson sostituiscono alle quattro categorie funzionali della Carta d’Atene, sepa- rate nello spazio e nel tempo, quattro categorie spa- ziali (casa, strada, quartiere, città) legate a quella che Hall chiamava prossemicamente “distanza sociale” 1 ; e che in fondo coincidevano con gli spazi delle nostre città storiche e con una lettura potremmo dire feno- menologica dello spazio. Il nuovo concetto di habitat, desunto dalle scienze biologiche, si contrappone dun- que alla corbuseriana machine à habiter, tentando di ricomprendere nell’ambito della progettazione urbana i modi di vita e dell’abitare in tutta la loro rinnovata complessità. Si è mostrato poi come lo spostamento e l’alte- razione dell’immagine provochino un cambiamento dell’immaginario (individuale e collettivo), e come la trasformazione della prima derivi dalla complessa “costruzione” di quest’ultimo, attraverso un processo circolare che lega lo spazio tangibile e materiale con quella sovrastruttura culturale e personale che com- prende le componenti intangibili, immateriali ed astrat- te di un luogo 2 . Se l’idea stessa di “costruire un’imma- gine” può essere considerata una contraddizione in termini – come sostiene Yona Friedman 3 – è piuttosto l’immaginario, dunque, a costituire il significato sim- bolico che si definisce e si costruisce nel tempo, e che può essere inteso come il più profondo livello di leggibilità di un luogo da parte dei soggetti e delle comunità di abitanti 4 . Un secondo elemento di riflessione è legato al fatto che l’analisi, la lettura e l’eventuale trasformazione di un quartiere non hanno a che fare, almeno non solo, con gli edifici architettonici, ma con “brani di città”, più o meno estesi, nati al di fuori del “naturale” proces- so di crescita di un organismo urbano, frutto di forti pianificazioni dell’amministrazione centrale (le borgate fasciste, ma anche l’INA-Casa e poi i Piani di zona della 167/62) o di eventi straordinari (ad esempio le Olimpiadi del 1960) e del coinvolgimento di una gran- de quantità di attori, al di là degli originari abitanti dei diversi quartieri. Ciò in parte ridimensiona il ruolo di questi ultimi, nel senso che tali frammenti urbani, oggi isolati, spesso mancanti di vitalità e “abbandonati a sé stessi”, potrebbero essere “riammessi” nel patri- monio culturale e identitario condiviso dall’intera cit- tadinanza, non rimanendo solamente terreno di istan- ze o rivendicazioni dei residenti. Ovviamente questa rivitalizzazione dovrebbe utilizzare maggiormente gli strumenti dell’intervento sullo spazio urbano (non ne- cessariamente invasivo), oltre all’azione architettonica isolata e puntuale. Terza questione è quella legata alla leggibilità, in termini lynchiani, del paesaggio urbano, ovvero alla facilità con cui le parti possono essere riconosciute e organizzate in un sistema coerente. È questo il risulta- to del mutuo scambio tra osservatore e ambiente, sul piano percettivo-spaziale ma anche a livello semiotico- sociale. L’analisi di un quartiere può in questo senso essere considerata la sintesi tra la lettura di un con- testo urbano, come conformazione di volumi e spa- zi, e l’appropriazione – fisica e concettuale – che gli abitanti, e in generale i soggetti che si muovono nello spazio, fanno di questo luogo 5 . Il quarto punto riguarda il problema degli “spazi incerti”, prodotti dalla predominanza di spazi aperti che caratterizza i quartieri realizzati nella modernità: se questo dato costituisce un potenziale sul piano della qualità e della trasformabilità, spesso ha anche determinato un’evidente mancanza di prossimità. Nel- TEMPO/SOGGETTO/SOGLIA. OSSERVAZIONI SULLA CITTÀ ATTRAVERSO LA LETTURA DI QUATTRO QUARTIERI ROMANI