Materiali di Estetica, N. 4.1, 2017. Pagina 37 Come fa la voce? Per un’archeologia dell’attore performer di Guido Boffi guido.boffi@unicatt.it This essay suggests a working hypothesis on the extralinguistic dimension of the human voice. The material under consideration belongs both to performance art (Marina Abramović) and to philosophy (Plato). The speech, framed within a context that would open an archaeological track (E. Melandri, M. Focault) in theatricality, concerns aesthetics. The voice shows the inner opacity of the ontological discourse: it becomes the empty place, or rather, the quantum vacuum of presence. It is a non-prescriptive voice, excessive of the philosophical practices of taking consciousness, the anticipation of traditional dualisms (subject / object, conscious / unconscious, orality / writing). ZINICOLA (sporgendosi dal mezzanino e rivolgendosi un po’ a tutti, con voce chiara e pronunciando perfettamente ogni parola) Per favore, un poco di pace (E rientra). CARLO Ha parlato… Zi’ Nicola ha parlato! ALBERTO Ha rotto ‘a cunzegna. Dal mezzanino s’intravede una violenta luce verde. CARLO Zi’ Nico’… zi’ Nico’… ALBERTO Ha acceso ‘o bengala verde… CARLO Zi’ Nico’… zi’ Nico’ (Zi’ Nicola, nel sollevare la tenda, mostra un bengala verde acceso; dopo averlo innestato in un tubo di ferro fissato appositamente alla ringhiera del mezzanino, malinconicamente rientra. Carlo sale sul mezzanino) Zi’ Nico’ che ve sentite? (Sempre più allarmato) Rispunnite, zi’ Nico’… zi’ Nico’… (Affacciandosi) Albe’, zi’ Nicola è muorto! Eduardo De Filippo, Le voci di dentro, II 1. Del teatro per noi vi sono origini più di quanto non vi sia l’originale. A un certo punto, da qualche parte vi si fece ingresso, senza clamore né applauso.