Passeggiando anni fa in un parco di Berlino, Nanni Balestrini rac- conta di essersi ritrovato casualmente tra le mani il messaggio sgrammaticato che un bambino aveva affidato a un palloncino arancione: «Chi legge cuì non avrà mai più paura» (Wer das hir liest braucht sich vor nichts mehr zu fürchten). La poetica seren- dipità di questo ritrovamento ha fatto sì che la frase diventasse il titolo di una bellissima serie di collage di piccole dimensioni e, in seguito, quello di una importante retrospettiva della sua opera presentata lo scorso anno in Germania allo ZKM Center for Art and Media di Karlsruhe. 1 È impossibile non vedere in questa idea della lettura come rimedio alla paura anche una sorta di sintesi estrema della mai innocente e spesso sadica terapia d’urto cui da quasi sessant’anni Balestrini sottopone i suoi lettori, attraverso ra- dicali sperimentazioni poetiche, che provocano e intimoriscono anche per la commistione di leggerezza e violenza. Come ha nota- to di recente Franco Berardi (Bifo), scrivendo l’introduzione alla traduzione inglese di Blackout, è proprio in una spiazzante dupli- cità che si ritrova la cifra della poetica balestriniana: «questa dop- pia dimensione è il tratto distintivo della poetica di Balestrini: for- 1 — Wer das hir liest braucht sich vor nichts mehr zu fürchten, a cura di Margit Rosen, ZKM, Karlsruhe, 1 Aprile – 2 Luglio 2017. Gian Maria Annovi Prove di scrittura: Balestrini, Lyotard e la scrittura elettronica (1961-1985)