Premessa alla pubblicazione su www.academia.edu di: “Epistole della guerra” di Luigi da Porto. Edizione critica Ragioni della pubblicazione Questa tesi di dottorato è stata discussa all’Università Ca’ Foscari di Venezia nel 2003. Successivamente, grazie a un assegno di ricerca, l’autore ne ha proseguito il lavoro con l’intento di pubblicarlo, salvo abbandonare l’idea per dedicarsi a altri progetti. L’uscita nel 2014 del volume di Cecil Holdsworth Clough: Luigi da Porto. Lettere storiche 1509-1513. Un’edizione critica (Angelo Colla Editore, Costabissara), accompagnato da un cospicuo corredo di informazioni su autore e opera, ha reso apparentemente superflua la divulgazione della tesi. La decisione di renderla comunque pubblica è dovuta al fatto che l’edizione di Clough non è accurata sotto l'aspetto testuale, essendo stata redatta senza conoscere i manoscritti C e M1, molto importanti nella tradizione dell'opera (il secondo codice, in particolare, è fondamentale: si veda lo stemma codicum alle pagine CIX-CX). Al tempo della preparazione della presente edizione non era stato possibile consultare il manoscritto G1 poiché il proprietario non ne aveva consentito la visione. Tale codice, utilizzato invece da Clough, è stato donato nel 2014 alla Biblioteca Bertoliana di Vicenza (non ha ancora una segnatura), e si può ora determinare che G1 e C discendono entrambi da un subarchetipo β, senza essere l’uno apografo dell’altro. Di seguito sono sinteticamente evidenziati i punti comuni e divergenti dei due testimoni (quasi tutti i passi citati sono riportati tra gli errori distintivi nel capitolo 4). Errori del subarchetipo β Per quanto riguarda il primo libro, a differenza di tutto il resto della tradizione C e G1 invertono la posizione della coppia di epistole I.IV e I.V con quella di I.VI e I.VII; i due codici, inoltre, condividono anche anche le consistenti lacune di I.IV.6-8 (119 parole) e di I.V.3-4 (222 parole), e anche le lezioni errate di: I.XVI.4; I.XXXV.4; I.XXXV.12-3 e I.LI.12. Le lezioni del libro II sono invece accomunate dalla lacuna di II.I.3 (11 parole) e dall’errore di II.III.3. A questi errori si può aggiungere anche il passo II.II.13, dove a una lacuna di C corrisponde in G1 una lezione che, pur sanando il senso, non trova riscontro nel resto della tradizione. Errori disgiuntivi di C e G1 Il codice C non è stato copiato da G1 poiché nel primo libro, dentro la lettera I.XXIV, il manoscritto C inserisce spuriamente un lungo brano della prima versione della lettera I.XXXIIIa.9-13 (380 parole) non altrimenti presente in nessun luogo di G1; mentre nel secondo libro, a II.VII.31, C non ha la stessa lacuna di G1 (29 parole da “fatta una grandissima setta” a “andavano per lo paese saccomanando molti nobili et”). Si può anche escludere che G1 sia stato copiato da C perché nel primo libro (oltre a non riportare il brano spurio di I.XXIV), in alcuni luoghi in cui C contiene errori non immediatamente riconoscibili come tali, G1 riporta le lezioni corrette, come il resto della tradizione: I.XVI.11 (“porgere” invece dell’errato “poi far” di C); I.XIX.8 (“senza perder alcun” invece di “senza perder alcun del tutto”); I.XX.17 (“uve sopra le vigne” per “uve sopra vigne”); I.XXIII.5 (“Messer Leonardo” per “Leonardo”); I.XXIV.17 (“essere in noi” per “essere in voi”); I.XXXV.7 (“di molti altri” per “di altri molti”); I.XXXVI.2 (“di dì et di notte” per “di Di notte”). Nel secondo libro, invece, G1 non reca le lacune di C a II.V.3 (7 parole: “per trovargli; ma havendogli tutta la notte” e a II.IX.26 (13 parole: “danni accorto. Et quegli di voi che han sollevati gli animi”), né gli errori a II.IV.7 (“dentro” per “dietro”), II.X.1 (“mouessero” per “monissero”), II.X.11 (“huomo” per “Simon”) e II.X.18 (“Montone” per “Mantoua”). Venezia, giugno 2018 Andrea Bucella