This is a preliminary version. To quote please refer to the article published in Scuola Democratica. Learning for Democracy, issue 1/2018, pp. 199-214: DOI: 10.12828/89608. Accessible here https://www.rivisteweb.it/doi/10.12828/89608 1 Processi di transizione e di fitting degli studenti non-tradizionali nelle istituzioni universitarie. Il contributo della ricerca qualitativa recente in USA, UK e Australia. Di Marco Romito Università degli Studi Milano-Bicocca Negli ultimi decenni nei paesi industriali avanzati si è osservata una forte crescita della partecipazione all’istruzione universitaria (Marginson, 2016; Schofer & Meyer, 2005) contestualmente a una parallela crescita dell’importanza della laurea nei processi di inserimento nel mercato del lavoro e per le carriere occupazionali (Muller & Gangl, 2003; OECD, 2015). Sappiamo che l’istruzione universitaria influisce anche su importanti aspetti non economici legati ai comportamenti di consumo, alla salute, alle scelte di alimentazione, alla partecipazione civile e politica e che costituisce una risorsa cruciale per la crescita sostenibile nella cosiddetta società della conoscenza (Barrow & Malamud, 2015; Meyer, 2015; Oreopoulos & Salvanes, 2011). Inoltre, la crescita della partecipazione all’istruzione universitaria è cruciali per far fronte alle numerose e interconnesse crisi (ambientale, tecnologica, democratica, economica) con cui devono fare i conti le società contemporanee a livello globale (De Martin, 2017; Morin, 2012). La ricerca sociologica ha messo in luce da ormai diverse decadi che la crescita della partecipazione all’istruzione superiore non costituisce una condizione sufficiente perché si verifichi una riduzione delle disuguaglianze (Cote & Furlong, 2016; Duru-Bellat, 2004). Da un lato si è sottolineata l’esistenza di importanti disuguaglianze orizzontali che si esprimono nei processi attraverso cui le origini sociali, etniche e di genere condizionano la scelta o l’allocazione degli studenti nelle diverse filiere (più o meno prestigiose) di istruzione superiore (Brinbaum & Guégnard, 2013; Triventi, 2013) dall’altro è stato mostrato il persistere di un ruolo forte giocato dalle delle appartenenze ascritte su alcuni aspetti chiave delle carriere studentesche: in particolare sui tempi di laurea e sugli abbandoni (Triventi & Trivellato, 2009). Accanto a questa letteratura e in tempi relativamente più recenti, un filone di studi particolarmente prolifico soprattutto nel mondo anglosassone sta mettendo in luce il ruolo cruciale dei metodi qualitativi ed etnografici per esplorare in modo più approfondito l’esperienza universitaria per come questa si costruisce a partire dalle appartenenze di classe, di genere, razziali e religiose degli studenti (Basit, 2012; Crisp, Taggart, & Nora, 2015; Crul, 2013; Lee & LaDousa, 2015; Museus, 2014; Pásztor, 2014; Reay, Davies, David, & Ball, 2001; Shahrokni, 2015). L’interesse per questi studi è duplice. Da un lato l’uso di strumenti di ricerca come le interviste, i focus group e l’osservazione partecipante, consentono di raccogliere materiali empirici capaci di dar conto dei processi generativi delle disuguaglianze. Dall’altro, questi studi sono rilevanti per il modo attraverso cui mobilitano, usano e dialogano con una pluralità di costrutti teorici che, anche grazie a processi di ibridazione, riescono mettere in luce la loro vitalità e il loro potere euristico.