Sofferenza psichica: principi strutturali Maria Miceli e Cristiano Castelfranchi IP-CNR, Viale Marx, 15, I-00137 Roma {maria, cris}@pscs2.irmkant.rm.cnr.it L'obiettivo di questo lavoro è proporre una prima analisi della sofferenza psichica e dei criteri in base ai quali spiegarne o predirne l'occorrenza e l'intensità. Benché la psicologia, la psichiatria e le scienze sociali in genere si occupino continuamente di sofferenza psichica, ciò avviene già in termini di specifiche forme di disagio, conflitto, fattori di "stress" o emozioni negative. La sofferenza psichica di per sé, non ancora calata in un preciso contesto o dominio e da quest'ultimo "qualificata", non sembra essere un tema di ricerca riconosciuto. Quanto Szasz (1975) afferma a proposito del dolore (pain) ci sembra qui particolarmente pertinente: Nella lingua eschimese [...] ci sono termini differenti per "neve che cade", "neve sul terreno", "neve indurita come il ghiaccio", "neve fangosa", "neve portata dal vento", e così via. Ma gli Eschimesi non hanno alcuna parola per esprimere la generalizzazione "neve", che non si riferisce a nessun tipo particolare di neve esperita, e tuttavia le comprende tutte. A mio avviso, noi soffriamo di una simile incapacità di usare la nostra competenza di astrazione e generalizzazione quando si tratta di applicarla a fatti che hanno su di noi un forte impatto emotivo. Così ci comportiamo come se fossimo costretti ad attribuire qualche aggettivo qualificativo al termine "dolore" e parliamo di dolore organico e psicogeno, di dolore fisico e mentale, e di ogni altro tipo specifico di dolore, ma mai semplicemente di "dolore" (pagg. 10-11). Anzi, nel caso della sofferenza psichica, ci sembra che il problema sia ancora più evidente, in quanto non ci troviamo solitamente di fronte a "qualificazioni" di quest'ultima e a conseguenti "tipi" di sofferenza psichica. Piuttosto, abbiamo direttamente a che fare con specifici stati mentali ed emotivi quali il senso di impotenza, la delusione, l'ansia, la depressione, il lutto, il senso di colpa, e così via, che, pur implicando sofferenza, non sono presentati come "qualificazioni" di quest'ultima, ma, appunto, come specifici e complessi fenomeni da esaminare in quanto tali. Oppure ci troviamo, sì, di fronte a termini "generici", come distress o discomfort, che però sono usati semplicemente come "cappelli" sotto i quali raggruppare delle emozioni negative (prevalentemente tristezza, depressione, ansia e rabbia) (vedi ad esempio Barnett, Brennan, Randenbush, Pleck & Marshall, 1995; Dangelo, Weinberger & Feldman, 1995; Mirowsky & Ross, 1995; Preville, Potvin & Boyer, 1995; Zahnwaxler, 1995), e sono comunque queste ultime gli oggetti d'indagine. Noi invece riteniamo che sia importante una trattazione generale della sofferenza psichica, per trovarle un posto nell'architettura della mente e per individuarne i meccanismi e le "leggi", e con questo lavoro intendiamo dare un primo contributo in questa direzione. Proporremo quindi una nozione molto generale e astratta di sofferenza psichica, che vediamo come il nucleo comune, il "massimo comun denominatore" delle varie emozioni negative.