1 Alessandro Garcea & Angelo Giavatto RECIPROCVS ANTANAKLASTOS. PRONOMI E PARTICIPI TRA GRAMMATICI E FILOSOFI * Riassunto Il presente lavoro si propone di studiare il vocabolo greco antanaklastos e la traduzione latina di esso, reciprocus, in ambito grammaticale. Dopo l’analisi del testo di Prisciano, ove i due termini sono usati nella descrizione dei pronomi riflessivi (§1), si ricostruirà il significato proprio (§2.1) e gli usi traslati (§2.2) della famiglia di antanaklasthai. Tale indagine fornirà il sapere di sfondo per proporre una nuova lettura dell’uso isolato di antanaklastos in rapporto al participio (§3). L’intera teoria stoica su quest’ultima classe morfo-lessicale sarà rivista alla luce di quanto acquisito nel resto del lavoro (§4). Abstract This paper aims at studying the Greek word antanaklastos and its Latin translation reciprocus in grammatical context. After having analysed the use of both words in Priscian’s treatment of reflexive pronouns (§1), we will discuss the entire lexical family of antanaklasthai both on its proper (§2.1) and in its metaphorical meaning (§2.2). This surveying will lead to a new interpretation of the single reference of antanaklastos to participle (§3) and to a reconsideration of the Stoic theory on this particular word-class (§4). 1. Pronomi e participi nella sintassi di Prisciano Nel libro 17 delle institutiones Prisciano osserva: quemadmodum nomina, sic etiam pronomina per singulos casus similiter cum uerbis construuntur (GL 3,147,12-13). Si tratta dell’inizio di un’ampia sezione dedicata alle configurazioni sintattiche del pronome, ripartite in base al tipo di azione espressa dal verbo con cui tale classe morfo-lessicale si costruisce. Tuttavia, prima di entrare nel vivo dell’argomento annunciato, il grammatico premette numerose considerazioni sul rapporto tra nomi e pronomi rispetto ai verbi. Egli aggiunge anche alcune riflessioni sul participio, pars orationis di natura ibrida, poiché (154,1-20): 1) può essere associato al verbo esprimente la sostanza (substantiuum uerbum, cioè ‘essere’), per sostituire in forme perifrastiche il verbo primitivo da cui deriva: es. pransus sum per prandi; 2) equivale alla sequenza ‘nome’ esprimente la sostanza (nomen substantiae, cioè pronome relativo) + verbo primitivo da cui deriva per tutte e tre le persone: es. quid est amans? qui amat (ma anche ego qui amo, tu qui amas). Subito dopo queste osservazioni Prisciano riprende il proprio tema: deinde dicendum de constructione pronominum ad uerba (154,21). Ma ben presto i participi tornano al centro dell’analisi, poiché la natura tanto verbale quanto nominale di essi può essere univocamente determinata in funzione del contesto sintattico, e spesso del pronome associato. Pertanto si distinguono (159,15-160,15): * Il presente lavoro costituisce il prodotto della collaborazione stretta tra i due autori. La stesura materiale dei §§1 e 3 va attribuita ad Alessandro Garcea; tutto il resto ad Angelo Giavatto. Siamo molto grati a Tiziano Dorandi e a Valeria Lomanto per la loro rilettura attenta del testo.