Ricerca e didattica speciale per l’inclusione. L’esperienza del corso di lingua inglese per studenti con dislessia evolutiva del Centro Linguistico dell’Università di Pisa. Sabrina Noccetti e Gloria Cappelli 1 Università di Pisa 1. Introduzione L’ultimo ventennio ha visto un significativo incremento degli studi su dislessia e apprendimenti linguistici sia in ambito italiano che internazionale (Peer e Reid 2000, Schneider e Crombie 2003, Helland e Kaasa 2005, Helland 2008, Kormos e Kontra 2008, Nijakowska 2010, Kormos e Smith 2012, Martin 2013, Daloiso 2012a, 2014, Vender 2017). La maggior parte di questi studi, così come i casi di studio singoli (Cappelli e Noccetti 2016a, Noccetti e Cappelli, in stampa), assumono una prospettiva biologico-medica e affrontano l’apprendimento della lingua straniera dal punto di vista delle differenze e delle difficoltà individuali con l’intento di identificare Dztrattamentidz efficaci per il superamento di tali difficoltà e il raggiungimento di risultati positivi in contesti inclusivi. Gran parte di questa ricerca ha un orientamento psicolinguistico che vede gli apprendimenti come un processo cognitivo e il controllo della lingua straniera come un traguardo da raggiungere, spesso scollegato da qualsiasi contesto socioculturale d’uso (Kormos 2013). Questo lavoro presenta un’esperienza di didattica speciale realizzata presso il Centro Linguistico dell’Università di Pisa dove si è scelto di offrire un corso di lingua inglese rivolto agli studenti dell’Ateneo con dislessia evolutiva certificata. Tale esperienza si è sviluppata parallelamente a un più ampio progetto di ricerca su abilità pragmatiche e apprendimento della lingua straniera e si colloca in parte nella prospettiva biologico-medica e psicolinguistica menzionata sopra (Cappelli e Noccetti 2016b). In altra parte, tuttavia, si è cercato di tenere conto anche dei suggerimenti che arrivano dagli approcci socioculturali e che prendono in considerazione fattori quali il bisogno, la motivazione e l’affettività dell’apprendente e il suo posto nel sistema educativo (Kormos 2013). Queste due prospettive implicano una visione molto diversa delle difficoltà ad apprendere la lingua e nella ricerca di base sono talvolta difficili da integrare. Da un lato, si guarda, infatti, ai deficit specifici legati alla dislessia e ai limiti o all’efficacia dei singoli interventi glottodidattici, e, dall’altro, l’attenzione è sui limiti del sistema educativo che accoglie l’apprendente con DSA e al modo in cui l’ambiente e il contesto possono favorire o sfavorire gli apprendimenti linguistici. Nel design sperimentale e glottodidattico si sono fatte scelte relativamente ad aspetti su cui in letteratura non c’è sempre consenso, quali l’opportunità di una didattica speciale rispetto a una didattica inclusiva, la scelta del metodo da utilizzare in classe per l’insegnamento della lingua straniera, e lo sviluppo di nuovi materiali che consentano di sperimentare l’efficacia di alcune tecniche rispetto ad altre. Le sezioni 2-4 presentano le premesse scientifiche e operative che sono state alla base di queste scelte. La sezione 5 discute alcuni esempi della didattica sperimentale erogata. Si offrono infine delle conclusioni. 1 Il presente lavoro è frutto della collaborazione delle due autrici, tuttavia GC è responsabile principale delle sezioni 1, 2, 3, 6 e SN delle sezioni 4 e 5.