In: “Narrazioni bambine: Strategie per legare e slegare i mondi” I Fogli di Oriss XXX, pp. 158-169 Narrazioni bambine: Strategie per legare e slegare i mondi. Alejandra Carreño Calderón 1 Come evitare di risolvere il problema della coesistenza tramite la soluzione triviale e distruttrice, tramite l’insieme regolare che esige che ognuno si separi dalla propria ombra per diventare un chiunque? Isabelle Stengers. Introduzione L’esperienza che qui racconterò nasce da un intreccio d’incontri e scoperte che hanno avuto luogo a Genova. Incontri col mondo scolastico italiano, con linfanzia come territorio d’indagine etnografica, con l’Etnopsichiatria come nuova metodologia per abbordare le sfide del mondo contemporaneo che in questi giorni è costretto a indirizzare i suoi passi verso la costruzione (o distruzione) dell’intercultura, laddove frammentare o legare i mondi di accoglienza e di provenienza si presenta come una scelta da compiere. L’infanzia ha sempre rappresentato uno spazio della biografia umana che ispira confusione e sbalordimento. Diverse scienze hanno tentato d’esplorare i suoi misteri ed innanzitutto stabilire le regole che la reggono, arrivando a confrontarsi con le difficoltà nate dalla diversità dei mondi culturali che i bambini portano con sé. Oggi come non mai i bambini, stranieri al mondo 2 , sembrano non appartenere a una cultura in particolare; nati da genitori che provengono da altri punti del pianeta, la loro presenza minaccia di sostenere la ferita multietnica che sta producendo “inguaribili emorragie al sentimento d’identità nazionale dei paesi europei(Faranda 2004:15- 16). 1 Antropologa Sociale. Dottoranda Università degli Studi di Siena. E-mail: carrenoalejandra@gmail.com 2 L’idea della nascita di un bambino come arrivo di uno straniero è ampliamente documentata da una vasta bibliografia etnologica. Fra i Dogon del Mali ad esempio, i bambini sono stranieri vincolati al mondo degli antenati e dei morti, accolti tra donne anche loro straniere alle comunità d’accoglienza. I primi anni dell’infanzia costituiscono un’assidua lotta per la permanenza dei bambini nel mondo degli umani (Pisani 2007). La nozione che definisce i bambini come stranieri al mondo risulta assai suggestiva nelle società industriali poiché essi portano anche in questa situazione un mistero di fronte al mondo adulto che deve fabbricarli: accudirli, dar loro delle regole e farli diventare umani. In questo compito più che la famiglia e la comunità d’appartenenza, sono coinvolte istituzioni e scienze, scuole, educatori, psicologi e medici che hanno la responsabilità di stabilire le vie da percorrere per crescere “correttamente” (Taliani 2009, Moro) .