Riv. Geogr. Ital. 122 (2015), pp. 583-590 ANGELO TURCO CAPITALE, CAPITALISMO, TERRITORIALITÀ Il capitalismo moderno non comprende semplicemente la vendita di merci in vista dell’ottenimento di un profitto, o l’accrescimento dello stock di capitale (beni, macchinari, moneta). Esso rinvia a un sistema fondato sull’accumulazione senza fine di questo stock, un sistema nel quale, per riprendere l’espressione di M. Weber, “un uomo esiste in funzione della sua impresa e non l’inverso”. I. Wallerstein, L’Occident, le capitalisme et le système-monde moderne 1. CAPITALE. – L’incontro di Firenze prende le mosse dal libro di T. Piketty, Il capitale nel XXI secolo (2014), senza tuttavia pretendere di farne un’ennesima ra- diografia. Di questo lavoro, infatti, si è parlato molto nell’ultimo anno, con inter- venti anche di notevole impegno: per tutti, quello di P. Krugman sulla NY Review of Books (2014). Ma il volume non ha suscitato soltanto recensioni, discussioni, commenti ampi e polifonici (1). Esso ha dato corso a un vero e proprio ramo dell’industria culturale globalizzata, una sorta di pikettology, con tanto di instant books, anche molto interessanti, sintesi per corsi universitari e non, sociologie della ricezione (Fullbrook e Morgan, 2014; Bertram, 2014). Insomma, un business (2). In queste condizioni, se per noi un impegno critico ha senso, è solo in termini mi- nimi ed esclusivamente (o quasi) nella forma di una ricostruzione genealogica di un concetto, di un apparato conoscitivo, di un percorso dimostrativo direttamente funzionale ai nostri scopi.  I nostri scopi, per l’appunto, mirano ad altro. Vogliono prospettare come “il capitale nel XXI secolo” – esattamente nella sua specificità di “capitale del XXI secolo” – possa intercettare i processi territoriali in atto o possa attivarne di nuo- (1) Con qualche nota dissonante, per vero. Tra le più precoci, e certo tra le più mediatizzate, è quella di M. Rognlie, giovane ricercatore del MIT (http://www.mit.edu/~mrognlie/piketty_diminishing_returns.pdf), rilanciata da Brookings (http://www.brookings.edu/about/projects/bpea/papers/2015/land-prices-evolution-capitals-share; ed anche: http://www.bloombergview.com/articles/2015-03-27/piketty-s-three-big-mistakes-in-inequality-analysis). La difesa di Krugman, affidata all’argomento che qualche errore di dettaglio non può inficiare le tesi centrali di Piketty, si legge sul New York Times, 24/5/2014. Non a caso, credo, il contenuto geografico, declinato come ruolo di due forme di capitale – edifici e terreni – ma estensibile all’intero e ben più complesso rapporto città/campagna, costituisce un caposaldo dei posizionamenti critici, incluso quello di Rognlie. Su quest’ultimo punto, anche con riferimento ad Harvey, si veda: Jones, 2014. Peraltro, nella sua recensione a Piketty, Harvey sviluppa diverse critiche, ma non sembra attratto da quelle di tipo geografico (http://davidharvey.org/2014/05/afterthoughts-pikettys-capital/). (2) Come nota The Economist, “In America it is the top-selling book on Amazon, fiction included”. Il giornale, che non è proprio tenero con Piketty (“Mr Piketty’s focus on soaking the rich smacks of socialist ideology, not scholarship. That may explain why “Capital” is a bestseller. But it is a poor blueprint for action.”) ne fa un sommario “in 4 paragrafi”.