GNGTS – Atti del 21° Convegno Nazionale / 04.06 V. Bosi e P. Galli Dipartimento della Protezione Civile, Uff. Servizio Sismico Nazionale, Roma L’INTRODUZIONE DI DATI PALEOSISMOLOGICI NELLE ANALISI DI PERICOLOSITÀ SISMICA: L’ESEMPIO DELLA CALABRIA CENTRO-MERIDIONALE Le analisi di pericolosità sismica del territorio italiano sono state finora basate generalmente su metodi probabilistici (PSHA). D’altra parte, nonostante alcuni tentativi, l’applicazione di metodi più sofisticati e innovativi è stata resa problematica dalla carenza di dati affidabili sulla sismicità a lungo periodo (stazionaria?) e sulle sorgenti sismogenetiche (localizzazione, comportamento sismico ecc.). Recentemente il GNDT e il Servizio Sismico Nazionale (Albarello et al., 2000), usando la metodologia di Cornell, hanno realizzato nuove mappe di pericolosità per l’Italia tramite l’utilizzo di analisi di sensibilità che verificavano l’influenza di ciascun paramento nel risultato di hazard finale. Come prevedibile, insieme alla stima della completezza del catalogo e alle diverse leggi di attenuazione esistenti, grandi incertezze sono emerse dalla geometria delle zone sismogenetiche e dal tasso di occorrenza dei forti terremoti. Sulla base di queste indicazioni, abbiamo tentato di incorporare dati geologici “affidabili” nei calcoli di pericolosità per una zona campione (Calabria centro-meridionale). A tal fine abbiamo utilizzato i risultati di studi paleosismologici condotti recentemente in questa regione (Galli e Bosi, 2002a; Galli e Bosi, 2002b). In particolare, abbiamo verificato l’incompatibilità della geometria delle zone sismogenetiche 66 e 67 (Meletti et al., 2000) con la neo-identificata faglia responsabile del terremoto del 9 Giugno 1638 (Faglia dei Laghi), distante circa 20 km dal “vecchio” epicentro macrosismico. Proponiamo quindi una modifica dell’attuale zonazione sismogenetica della Calabria centro-meridionale ed una sua applicazione ai calcoli di pericolosità. Osserviamo inoltre che notevoli variazioni nel calcolo della pericolosità si ottengono utilizzando sia i diversi parametri ricavati da una diversa lettura del terremoto del Marzo 1638 (ora separato in tre scosse principali), sia i tassi di occorrenza che derivano dall’analisi paleosismologica effettuata lungo la faglia di Cittanova (Piana di Gioia Tauro) e quella dei Laghi (Sila). Ovviamente anche l’utilizzo di questi dati geologici introduce incertezze nella valutazione finale della pericolosità, incertezze che devono essere però confrontate con quelle relative al solo utilizzo dei dati da catalogo (per i forti terremoti), usualmente introdotte nella metodologia standard di Cornell.