Andrea Barbieri Ferrara 1438: Alberti, Lapo e Guarino L’acquisizione di Lapo da Castiglionchio il Giovane al catalogo dei copisti di Leon Battista Alberti impone una serie di considerazioni. 1 L’amicizia fra i due era già nota, come pure il reciproco scambio di dediche e la comune frequentazione dell’ambiente universitario bolognese alla fine degli anni Venti e di quello curiale a metà degli anni Trenta del Quattrocento. 2 Più difficile è scavare a fondo nei loro rapporti, sia in campo economico, sia in quello culturale. A possibili relazioni di lavoro accenna, nella voce per il Dizionario biografico degli Italiani, Riccardo Fubini, 3 che ricorda anche l’elogio di Leon Battista contenuto nel De Curiae commodis di Lapo; più precisamente, Lucia Bertolini osserva che, nel Theogenius, Alberti utilizza la Vita di Publicola di Plutarco nella traduzione di Lapo; 4 Luca Boschetto include entrambi nella zona d’interferenza lucianea in ambito curiale insieme con Poggio Bracciolini; 5 Rinaldo Rinaldi, poi, individua nel De sacrificiis lucianeo tradotto da Lapo una delle fonti del Momus e nella Demonactis vita, altro testo di Luciano tradotto da Lapo, il pretesto della Vita anonima. 6 Si tratta di informazioni utili, che accendono il desiderio di saperne di più. Purtroppo gli scritti di Lapo non hanno attratto finora, da parte degli studiosi di letteratura umanistica, l’attenzione che meriterebbero: 7 non lo si trova elencato fra le fonti contemporanee di Alberti, ma come sfuggire, ad esempio, alla suggestione di un’influenza della sua traduzione del Praefectus equitum di Senofonte 8 sul De equo animante? La natura dei loro interessi comuni, gli studi che condivisero, le collaborazioni e gli scambi fra Lapo e Alberti possono intanto essere almeno parzialmente ricostruiti attraverso quello che ci dicono i manoscritti. L’Estense latino 52 chiama in causa l’unico altro testimone manoscritto della seconda redazione della Philodoxeos fabula: il Panciatichiano 123 della Nazionale di Firenze, che di Alberti contiene anche l’intercenale Uxoria latina in prima redazione e il Canis, insieme col De Curiae commodis di Lapo. Il testo della Philodoxeos fabula vi appare in uno stadio di elaborazione più antico, che probabilmente rispecchia l’antigrafo dell’Estense: la presenza contemporanea di 1 È sua la mano principale che trascrive la Philodoxeos fabula (seconda redazione) nel codice di dedica a Leonello d’Este (Modena, Biblioteca Estense, ms. lat. 52 = α.O.7.9): vedi Leon Battista Alberti. La biblioteca di un umanista, a cura di R. CARDINI, Firenze, Mandragora, 2005, p. 334, n. 37 (A. BARBIERI). Con l’occasione, ringrazio Lucia Bertolini, che ha seguito a distanza il lavoro di redazione della scheda. 2 Per Alberti il miglior lavoro biografico oggi disponibile è L. BOSCHETTO, Leon Battista Alberti e Firenze. Biografia, storia, letteratura, Firenze, Olschki, 2000; per Lapo vale ancora F. P. LUISO, Studi sull’epistolario e le traduzioni di Lapo da Castiglionchio juniore, «Studi italiani di filologia classica», 8, 1899, pp. 205-299. 3 Dizionario biografico degli Italiani, vol. 22, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1979, pp. 44-51: 45. 4 L. BERTOLINI, «Grecus sapor». Tramiti di presenze greche in Leon Battista Alberti , Roma, Bulzoni, 1998, p. 95. La medesima Bertolini mi informa gentilmente che Alberti utilizza anche il De longaevis di Luciano tradotto da Lapo, sempre nel Theogenius. 5 .L. BOSCHETTO, Leon Battista Alberti e Firenze cit., p. 83. 6 R. RINALDI, «Melancholia christiana». Studi sulle fonti di Leon Battista Alberti, Firenze, Olschki, 2002, pp. 114- 115. 7 Una notevole eccezione è costituita da M. REGOLIOSI, «Res gestae patriae» e «Res gestae ex universa Italia»: la lettera di Lapo da Castiglionchio a Biondo Flavio, in La memoria e la città. Scritture storiche tra Medioevo ed Età moderna, Bologna, Il Nove, 1995, pp. 273-305. 8 F. P. LUISO, Studi sull’epistolario cit., pp. 293-295.