EtnoAntropologia, 6 (1) 2018 - ISSN 2284-0176 Gastronomia tradizionale uguale sviluppo locale? I limiti di un’equazione Il caso degli agnolotti in Piemonte Michele Fontefrancesco Abstract. Traditional food is a resource for local development. This is a common thesis in public, international debate. In a context of overall impoverishment of the rural communities, it suggests a bright future for those communities that embrace the mantra. This paper tackles the thesis, presenting a vivid ethnography of Southern Piedmont (Italy) foodscape. Focusing on the ethnographic research concerning the gastronomy of agnolotti, a traditional kind of ravioli, it points out the limits of the actual economic contribution that the revival of traditional gastronomy. However, it highlights the positive impact in matter of social and cultural cohesion that the revival and promotion of food traditions can have on the local level. Keywords. Food; local development; Italy; embeddedness; value chain. La stufa scoppiettava nel piccolo soggiorno, pochi passi dall'entrata. Posto al centro della stanza, un tavolo di noce attorniato da sei sedie. Il tavolo già apparecchiato con una pesante tovaglia di lino, piatti e bicchieri di vetro acquistati qualche anno prima con una raccolta di punti in uno dei supermercati della vicina città di N., posate di metallo spaiate accumulate negli anni e messe sempre in uso, una bottiglia d'acqua e un bottiglione di dolcetto: oggetti che raccontavano il clima famigliare di un pranzo domenicale in famiglia. Tre generazioni attorno ad un tavolo. La balia ormai ultra-ottantenne e suo figlio, la nipote-di-latte con suo marito ed il figlio bambino. Era qualche mese che non si ritrovavano. Nelle settimane precedenti c'era stata solo qualche telefonata per sapere come andassero le cose. Poi finalmente, nei primi giorni di primavera la decisione di fare una gita fuoriporta e andare a visitare i parenti in campagna. Per festeggiare l'occasione la balia aveva fatto gli agnolotti, come solo lei sapeva fare: pasta sottile, farina di grano tenero, acqua, solo un uovo giusto per amalgamare meglio; il ripieno con carne di coniglio, qualche foglia di verza e un tocchetto di carota. Piccoli, quasi a fagottino. Erano serviti con il burro e la salvia, ma il cugino-di-latte li preferiva appena scottati ed immersi in una tazza di vino.