FONDI. Duomo di San Pietro Il Pulpito e la Cattedra vescovile Pochi chilometri a sud di Terracina, percorrendo l’antica via Appia, si giunge alla città di Fondi dove nel duomo di San Pietro sono conservati due reperti cosmateschi di notevole importanza storica ed artistica: un pulpito a cassa su colonne e un trono vescovile. Come di consueto, seguiamo la descrizione che ne fa la storica dell’arte Anna Carotti nell’aggiornamento all’opera di Bertaux. “La cattedra marmorea conservata nella cappella della Croce nel duomo di Fondi, è ornata da intarsi di porfidi e di marmi policromi. Sulla fronte del sedile è il comune motivo dei cinque dischi allacciati in croce. Il lato sinistro presenta esternamente un meandro mutilo e termina in alto con un elemento a lunetta dove, ritagliati nel marmo su un fondo policromo, due grifi alati dalle code serpentine bevono in un calice. Il lato destro della cattedra, mutilo, doveva avere un coronamento analogo a quello dell’altro lato e ha la superficie esterna arricchita da dieci dischi, dei quali uno perduto, allacciati da meandri. I fianchi e la fronte erano inquadrati da montanti con motivi terminali a pigna, non tutti conservati. Delle varie trascrizioni dell’epigrafe dell’ambone di Fondi è esatta quella dello Schultz: + TABULA MARMOREIS VITREIS DIXTINCTA LAPILLIS DOCTORIS STUDIO SIC (ES)T ERECTA IOHIS ROMANO GENITO COGNOMINE NICOLAO. Verso la fine del Cinquecento il pulpito fu trasferito nel duomo dalla distrutta chiesa di S. Giovanni Gerosolimitano a Ponte Selce 1 . L’opera sorge vicino al presbiterio, sul lato destro della navata centrale, sollevata su una piattaforma in seguito all’abbassamento del pavimento. La cassa è addossata a un pilastro della chiesa ed è sostenuta da tre colonne ottagonali: le anteriori, ornate in parte da bande musive, poggiano su leoni, la terza su un montone. La quarta colonna, anch’essa ottagonale, è stata posta a sorreggere la scaletta di ferro del pulpito e si erge sul dorso di un animale non ben identificabile (un cane? un felino?). Dei quattro capitelli tre hanno motivi a foglie d’acanto, un quarto è ornato da aquile. Nel rifacimento della cassa è stata inserita anche una tavola a intarsio, che in origine formava un paliotto d’altare, come si può desumere dalla presenza della fenestella confessionis, ora chiusa da una tavola dipinta. Il mosaico di questa lastra è formato prevalentemente da tasselli di vetro bianco, oro, nero, rosso e di ceramica turchese. Sul lato est è una lastra con i simboli degli evangelisti a mosaico, sul lato ovest una tavola mutila con un motivo geometrico. I mosaici di queste due tavole e degli archetti sottostanti sono costituiti da tasselli di porfidi, di marmi colorati, di madreperla e di vetro bianco, nero e rosso. I due rosoni della lastra con gli evangelisti non sono formati da listelli di smalto, come sostiene il Bertaux, ma sono scolpiti nel marmo. Frammenti di lastre provenienti dal pulpito si trovano nella cappella della Croce, vicino alla cattedra, e in una cappella a destra dell’ingresso. Gli altri studiosi concordano per lo più nel ricollegare l’ambone di Fondi alla produzione campana. Durante i lavori di restauro del 1936 sono venuti alla luce, soprattutto davanti all’ingresso della chiesa, alcuni resti del pavimento originario a commessi marmorei. L’impiantito della chiesa è stato abbassato al livello di quello antico e i tratti meglio conservati di questo, con una stella a sei punte e con dischi formati da porfidi e marmi colorati, sono stati collocati nel pavimento del battistero”. 1 G. Conte Colino, Storia di Fondi, Napoli, F. Giannini e Figli, 1901, pp. 173-174. 54