1 Natura Nascosta LA BRECCIA DI SLIVIA: UNA TESTIMONIANZA DI EVENTI PALEOTETTONICI CAMPANIANO-MAASTRICHTIANI NEL CARSO TRIESTINO Sandro Venturini e Maurizio Tentor Riassunto - La Breccia di Slivia, affiorante circa 2 km a nord di Aurisina (Trieste), rappresenta la registrazione stratigrafica di un’importante fase tettonica verificatasi nell’area del Carso triestino durante il Campaniano superiore-Maastrichtiano. In tale periodo si è originata una depressione strutturale nei calcari di piattaforma di età santoniano-coniaciana, riempita da imponenti corpi di breccia derivati da smantellamenti e frane dei calcari incassanti. Questi depositi sono coevi alle facies schizoaline “liburniche” affioranti, con discreti spessori, nel Carso triestino meridionale e nel Carso goriziano settentrionale, mentre lungo la vicina fascia costiera il “Liburnico” è molto ridotto od assente e comunque generalmente limitato a termini basali del Paleocene. Infine, la depressione tettonica contenente la breccia è verosimilmente associata ad un significativo lineamento strutturale che sblocca e ripete la successione di piattaforma coniaciano- santoniana tra Slivia e S. Pelagio (a NE) ed Aurisina (a SW). Parole chiave – Campaniano, Maastrichtiano, paleotettonica, Breccia di Slivia, Carso triestino. Introduzione La prima segnalazione della Breccia di Slivia è contenuta in D’AMBROSI (1953); l’Autore descrive un grosso corpo di breccia visibile in una cava di “marmo calcareo” a SSE di Slivia, “addossata al pendio meridionale di una collina (m 167) sulla cui vetta (m 199) si possono ancora rilevare i resti di un antico castelliere”. Secondo D’Ambrosi, che ha potuto osservare gli affioramenti all’inizio dell’attività estrattiva, “questa breccia ha ...irregolare stratificazione...Erosa e tagliata in più punti a picco verso S e SE, essa forma anche da questa parte un’aspra parete irregolare, alta circa una ventina di metri, la quale si affaccia per un buon tratto sul margine di un’altra più vasta dolina. Questa singolare formazione ...si presenta planimetricamente, grosso modo, quale un triangolo...I suoi lati O e SSE sono lunghi rispettivamente 150 e 300 m circa”. Il contatto della breccia con i sottostanti calcari di piattaforma non risultava chiaro, ma l’Autore indicava la presenza, lungo il lato sud-orientale, di calcari neri bituminosi, coperti da calcare a Miliolidi del Luteziano inferiore che “evidentemente viene a costituire, almeno in parte, il letto della breccia. Poichè i sottostanti calcari grigi a Rudiste rappresentano il medio Turoniano, la trasgressione cretaceo-eocenica appare evidentissima”. Per quanto riguarda i clasti della breccia, D’Ambrosi segnala alcuni fossili eocenici: oltre a Miliolidae, una dubbia Lepidocyclina ed un’Orthophragmina. Risulta invece Numero 41 Anno 2010 pp. 1-15 Figure 11