1 Visalberghi e la pedagogia del Novecento. La svolta degli anni Sessanta Benedetto Vertecchi Vorrei, in questo mio intervento, interpretare aspetti della realtà attuale dell’educazione nel modo che, a mio giudizio, sarebbe stato proprio di Aldo Visalberghi. È un intento non facile, e probabilmente non privo di presunzione, ma mi sostiene nel mio proposito l’esperienza acquisita in una frequentazione che è durata 45 anni, e cioè dal 1962, quando Visalberghi fu chiamato alla Cattedra di Pedagogia della Facoltà di Lettere dell’Università di Roma ed io iniziavo i miei studi in quella sede, e il 2007, quando ci lasciò, all’età di 87 anni. Per cominciare, credo che Aldo Visalberghi non avrebbe per niente gradito il manifestarsi nel confronto educativo di atteggiamenti come quelli che periodicamente affiorano nei mezzi di comunicazione, e dei quali il minimo che possa dirsi è che si ripetono argomenti ai quali non corrisponde mai un’interpretazione più meditata. Continuiamo, invece, a subire la stanca ripetizione degli stessi luoghi comuni che un inteprete illuminato come Visalberghi aveva già respinto al loro primo apparire, agli inizi degli anni Settanta. Mi riferisco alle banalità sulla valutazione che accompagnano la diffusione di dati rilevati in ricognizioni sul campo, più o meno estese. Agli inizi tali ricognizioni avevano un intento fondamentalmente conoscitivo, e da esse ci si proponeva di trarre argomenti per migliorare la proposta di educazione scolastica. Sapere come certi esiti caratterizzassero questo o quel sistema educativo aiutava ad approfondirne la comprensiome dall’interno e ad ampliare gli spazi interpretativi dall’esterno. Per conseguire tale intento c’era bisogno di compiere rilevazioni comparative, per la cui promozione fu costituita (e fu essenziale per farlo l’apporto di Visalberghi) l’Associazione Iea (International Association for the Evaluation of Educational Achievement 1 ). Si era negli anni Sessanta e la spinta verso la democratizzazione di quella che ormai si è soliti indicare come “educazione formale” era molto forte: basti pensare alle rivolte studentesche che nell’ultima parte del decennio (attorno al ’68) animarono l’orizzonte politico di molti paesi, sollecitando ovunque un ripensamento delle scelte educative e delle pratiche ad esse collegate. C’è una significativa continuità fra lo sviluppo quantitativo dei sistemi scolastici, i cambiamenti intervenuti nelle concezioni educative e i temi sviluppati dai movimenti degli studenti. Il diritto all’istruzione per un numero consistente di anni, che in qualche paese aveva trovato sanzione legislativa già agli inizi del Novecento, era andato affermandosi dopo la Prima Guerra Mondiale 2 , fino a generalizzarsi verso la metà del secolo. In Italia il ritardo nello sviluppo della 1 L’Associazione fu fondata nel 1958 da un gruppo dei maggiori studiosi internazionali di problemi educativi. La sede dell’Associazione è a Amsterdam, mentre la maggiore struttura operativa è a Amburgo. I membri (oltre una sessantina) sono più che raddoppiati rispetto alle origini. 2 Un orientamento molto significativo fu quello espresso in una conferenza che le potenze vincitrici tennero a Washington al termine della Prima Guerra Mondiale: si riconosceva il diritto all’istruzione per otto anni.