P. GILBERT, Logica, ragione, pensiero» – p. 1 Pubblicato in V. MELCHIORRE (a cura di), I luoghi del comprendere, Vita e pensiero, Milano 2000, 177-20; e in P. GILBERT, Sapere e sperare. Percorso di metafisica, Vita e pensiero (Metafisica e storia della metafisica), Milano 2003, 105-132. Logica, ragione, pensiero Paul Gilbert Università Gregoriana, Roma Jacques Bouveresse, autore di parecchi studi di rilievo su Wittgenstein, ha pubblicato un libro 1 in cui se la prende, come già in precedenza 2 , con quei filosofi che misconoscono la prudenza e il rigore metodico del sapere scientifico i quali, per esempio, dal teorema di incompletezza di Gödel intendono trarre conclusioni circa la natura religiosa del legame sociale. La letteratura non è la scienza, e la filosofia che voglia essere rispettata da quest’ultima deve evitare di allontanarsi dalle sue condizioni. Non v’è sapere scientifico senza norme precise per la sua costruzione e verifica. La polemica contro una maniera di filosofare carente sotto il profilo logico, o troppo direttamente ispirata a fedi religiose, non è nuova; tempo addietro l’avevano già subita i fautori della filosofia esistenziale. Non è che Bouveresse tiri l’acqua al mulino della filosofia formale e inviti a sottrarsi ai letter ati e all’esistenza troppo umana, ma ne suscita la tentazione. In compenso, sullo slancio dei filosofi tedeschi contemporanei, Michel Henry ha denunciato la barbarie che fa seguito all’esclusivismo scientifico 3 . In effetti, domandiamoci: è possibile essere unicamente ‘scientifici’ salvaguardando l’onore della ragione? Senza scienza i filosofi sarebbero veramente irrazionali? Ma che cos’è essere razionale? Il termine ‘ragione’ sarebbe univoco, valido solamente se corredato del senso attinto nei nostri laboratori, cioè conforme ai metodi scientifici? Le nostre lingue non riducono l’ambito della ragione alle sole ‘scienze’; lo faremo vedere in primo luogo analizzando alcune coppie di termini: ‘razionale’ e ‘ragionevole’, ‘scienza’ e ‘sapere’. Poi vedremo che le scienze ricorrono alla 1 J. BOUVERESSE, Prodiges et vertiges de l’analogie. De l’abus des belles lettres dans la pensée , Raisons d’agir, Parigi 1999. 2 J. BOUVERESSE, Le Philosophe chez les autophages, Minuit, Parigi 1997. 3 M. HENRY, La Barbarie, Grasset, Parigi 1987, 71: «La scienza, come l’intendiamo oggi, è la scienza matematica della natura che fa astrazione dalla sensibilità. Ma la scienza non può fare astrazione dalla sensibilità se non astraendo anzitutto dalla vita».