la Rivista delle Politiche Sociali / Italian Journal of Social Policy, 1/2019 215 RPS Mauro Migliavacca Le più recenti analisi sulla distribuzione della ricchezza mondiale hanno messo in luce come nel corso degli ultimi anni la distanza che separa la quota di popolazione più povera da quella più ricca sia progressivamente aumentata. Il nostro paese non è esente da queste dinamiche e la lunga onda della crisi economica non ha di certo aiutato, erodendo ampie aree di benessere e di sicurezza. Il presente articolo si propone di mettere in luce alcune questioni chiave nell’analisi delle dinamiche di diseguaglianza nazionali, come il tema del lavoro e delle sue trasformazioni e vecchi nodi irrisolti, la persistente frattura tra nord e sud del paese, la difficile condizione delle giovani generazioni e l’incolmato gap di genere. In conclusione un’ultima riflessione sarà dedicata al tema della percezione che le persone hanno rispetto a questi temi, per provare a far luce sul rapporto tra esiti misurati dagli indicatori socioeconomici e dimensione percepita. 1. Il punto Le più recenti analisi sulla distribuzione della ricchezza mondiale hanno messo in luce come nel corso degli ultimi anni la distanza che separa la quota di popolazione più povera da quella più ricca sia progressiva- mente aumentata (Piketty, 2013). Al rapido aumentare di individui con patrimoni sempre più cospicui, che beneficiano della maggior parte della crescita economica globale, corrisponde l’aumento di quella parte di popolazione che, oltre a detenere una quota sempre più piccola di ricchezza, si trova a condividere gli avanzi della crescita. L’ultimo rap- porto Oxfam (2018a) ha stimato come l’82% della ricchezza mondiale prodotta nel corso del 2017 sia stata appannaggio dell’1% della popo- lazione mondiale, mentre il 50% della popolazione più povera non ha beneficiato di nessun incremento. Per avere un termine di paragone, si pensi che nello stesso anno la ricchezza delle persone più facoltose del mondo è cresciuta in soli 12 mesi di 762 miliardi dollari (con 1/7 di questa cifra si potrebbero far uscire quasi 800 milioni di persone dallo Eppur non si muove. Le ragioni di un’Italia diseguale Mauro Migliavacca