166 167 Tutto, in Leonardo, è libertà di pensiero, e di ricerca. Anche la testualità, concepita come qualcosa di mobile, in continua trasformazione, senza inizio e soprattutto senza fne. A Leonardo non piace fnire. Terminare un’opera signifca separarsi da essa come da un fglio, consegnarla a una fssità immutabile troppo simile alla morte, rinunciare alla parte più bella del lavoro artistico: il sogno della creazione 2 . Per questo Leonardo si crea una forma unica di testualità aperta, che passa dai fogli sciolti del primo periodo forentino ai primi quaderni milanesi degli anni Ottanta (il Ms. B e il Codice Trivulzia- no). Sperimenta diversi formati e diverse tipologie testuali, seguendo il mutare degli orizzonti e delle condizioni di lavoro: ma continua a preferire, al quaderno regolarmen- te organizzato in fascicoli, il formato del foglio o del bifoglio sciolto, lasciato aperto sul suo tavolo di lavoro, liberamente riutilizzabile per aggiunte, correzioni, nuove compi- lazioni 3 . Tornato a Firenze nel 1500, Leonardo dedica una parte importante del suo tempo e delle sue energie allo studio e alla scrittura, nel tentativo di riportare un po’ d’ordine nel labirinto caotico che erano diventate le sue carte. La maggior parte dei fogli e bifogli del Codice Arundel sono databili al primo decennio del Cinquecento, e testimoniano un’intensa attività di composizione e soprattutto di riscrittura 4 . È un titanico tentativo di tirare le fla di tutte le sue ricerche: l’ottica e la prospettiva, la geometria, la scienza dei pesi, gli “elementi macchinali”, il volo degli uccelli, le scienze della Terra, la dottrina degli elementi e lo studio dell’acqua. Leonardo riprende in mano i suoi stessi testi e li trascrive, non una ma molte volte. La copia non è mai però un’operazione meccani- ca. Il testo resta vivo e mobile, scivola tra le mani dell’autore come un pesce, e come Proteo cambia forma. Il movimento e la permutazione sono i criteri fondamentali del metodo di Leonardo, sia nell’interpretazione della realtà che nella prassi intellettuale e artistica 5 . Il prodotto più importante di questo laboratorio è il Codice Leicester, imponente la- voro di compilazione e trascrizione da precedenti quaderni. La raccolta di materiali (più di un migliaio di testi, appunti, disegni, o anche semplici titoli di capitoli) era fnalizzata a un grande trattato sulle acque, con proiezioni verso tematiche più o meno collegate: Sullo scrittoio del Codice Leicester Carlo Vecce Un libro aperto «Il Codice Hammer, come la prima edizione della Bibbia, segna l’inizio di una nuova era, in cui incarna l’aspirazione più alta della mente umana: la libertà di pensiero» 1 . Così, nel 1987, Carlo Pedretti apriva la sua edizione del Codice Leicester (in quegli anni ribattezzato Ham- mer), la prima a presentare i fogli sciolti così come si trovavano sullo scrittoio di Leonardo.