Bollettino dell’Opera del Vocabolario Italiano, XXIV, 2019, pp. 373-380 ISSN 1591-8254 Alessandro Parenti Etimologie per il TLIO (III) 1. aderare La parola è attestata soltanto nella Cronaca di Buccio di Ranallo (circa 1355- 1363), espressione in letteratura di una periferia conservatrice (cfr. Contini, PD, t. I, p. XVII ), con un solo esempio nell’edizione a cura di Vincenzo De Bartholomaeis (Cro- naca aquilana rimata di Buccio di Ranallo, Roma, Istituto storico italiano, 1907, p. 269): «De sey milia persone forno, aderambo nui». Altri due esempi si leggono nel- l’edizione di Carlo De Matteis (Buccio di Ranallo, Cronica, Firenze, Edizioni del Galluzzo, 2008), che tiene conto di un testimone più antico: «foro ducento trenta e nuj coscì aderammo» (p. 259, quartina 830, v. 2); «octo milia persone, e così l’adera- ro» (p. 347, quartina 1135, v. 4; l’esempio di p. 349, quartina 1142, v. 3, «da semilia persone foro, aderammo noi», corrisponde a quello del De Bartholomaeis). I contesti e soprattutto le varianti, forme di stimare o esistimare, presenti a testo o in apparato nelle due edizioni, mostrano in modo chiaro il significato del verbo, che nei glossari è indicato appunto come ‘stimare’. Nessuno dei due repertori, però, dà spiegazioni eti- mologiche, dunque la parola è di etimo non accertato, almeno ufficialmente. L’etimo è tuttavia accertabile senza difficoltà, data la prossimità della parola, per forma e per significato, col lat. adaerāre ‘stimare’, cioè ‘determinare il valore in dena- ro (aes) di un bene’, termine giuridico documentato per lo più in fase tarda (in Am- miano Marcellino, nei Codici di Teodosio e di Giustiniano e in pochi altri testi) in- sieme al derivato adaerātio (Thesaurus linguae Latinae, I 562). Più precisamente, l’uno e l’altro termine si riferivano alla conversione in moneta delle tasse che lo Sta- to richiedeva in natura ai territori amministrati, un’operazione di prima rilevanza nel fiscalismo tardoantico (si può rimandare a Santo Mazzarino, Aspetti sociali del quarto secolo, Roma, L’«Erma» di Bretschneider, 1951, in particolare alle pp. 136-62). Le due voci latine hanno avuto un certa continuità in epoca altomedievale, con maggior vigore nella Penisola iberica: il nome compare per tre volte nelle Leges Wi- sigothorum (vedi Mittellateinisches Wörterbuch, a cura di Otto Prinz et al., Mün- chen, Beck, vol. I, 1967, col. 156, s.v. adaeratio), mentre il verbo al participio si tro- va impiegato in numerosi atti di vendita, come parte di formule del tipo aderato et definito pretio, di cui il Léxico hispánico primitivo, a cura di Manuel Seco, Madrid, Espasa Calpe, 2003, p. 12, s.v. aderado, riporta esempi compresi fra l’861 e il 1073, soprattutto di area leonese. Di queste formule si è occupato Felipe Mateu y Llopis, Solidos... in aderato pretio. Nodas sobre documentación goda y condal (siglos VI- X), «Nummus», IX, 1968, pp. 63-68, che, insieme a espressioni analoghe del perio- do gotico, come taxato pretio, le mette in relazione col requisito del pretium certum del diritto romano. Si può portare a confronto anche la sequenza «placito et defini-