«COLEI CHE NON HA MAI VISTO IL SANGUE». ALLA RICERCA DELLE RADICI EBRAICHE DELL'IDEA DELLA CONCEZIONE VERGINALE DI MARIA 1. INTRODUZIONE «Dovreste vergognarvi di andar raccontando le stesse cose dei Greci!». Con queste parole l'ebreo Trifone, secondo S. Giustino, rinfacciava ai cristiani la somiglianza dell'idea della concezione verginale di Maria con i miti greci. Giustino scrisse il Dialogo con Trifone intorno al 160, ambien- tandolo nel 135. In quel momento l'idea cristiana della verginità di Maria aveva già una precisa connotazione teologica. La suc- cessiva e complessa elaborazione dottrinale non modificò di mol- to i termini iniziali della discussione che opponeva i diversi mondi religiosi. Il cristianesimo doveva trovare argomenti per replicare agli oppositori che mettevano in rilievo le somiglianze con i miti del mondo pagano e le differenze rispetto alle matrici ebraiche. L'ampiezza della discussione, che si protrae fino ai nostri giorni, sembrerebbe non lasciare spazio a novità. Eppure la let- tura di alcuni passi rabbinici che finora sembrano essere stati ignorati o sottovalutati consente di aggiungere degli elementi de- cisamente nuovi ed originali l. Prima di discutere queste fonti rabbiniche sono necessarie al- cune premesse sul problema della verginità nella Bibbia e nella letteratura rabbinica. 2. LA VERGINITÀ NELLA BIBBIA! NOTE ESSENZIALI Il termine specifico che indica la vergine nell'ebraico biblico è bethulàh; ricorre 50 volte nella Bibbia, nella varie forme (singola- re, plurale, costrutto, ecc.); altre dieci volte si trova bethulim, al plurale maschile, che indica la verginità o i segni della vergini- tà 2. QUADERNI STORICI 75 / a. XXV, n. 3. dicembre 1990