INTRODUZIONE AL TETRABIBLOS Le antiche civiltà hanno certo conosciuto tutte una loro particolare visione dell'universo, sempre presente questa anche presso le popolazioni più primitive, ma essa fu sempre 'Ondata su basi mitico-religiose. Il mito, nell'antichità classica, costituì difatti il metodo principe per condensare, tramandare e nel contempo occultare, attraverso i suoi diversi piani di lettura, svariati e profondi insegnamenti di carattere sapienziale. Non si può negare però che il mondo antico e tutte le civiltà tradizionali a sfondo sacrale „sulla base di quanto su di esse è ordinariamente conosciuto, non sembrino aver sviluppato quasi mai una grande conoscenza del mondo fisico e delle sue leggi. Questa valutazione, tuttavia, sconfina spesso nel pregiudizio, laddove si limita a considerare le realizzazioni tecniche dei vari popoli, senza prendere in esame la possibilità di altri sbocchi alle speculazioni conoscitive, o laddove non considera l'eventualità che, per vari motivi contingenti, non si conosca che ben poco di tali popoli, mentre di essi altri aspetti, spesso persino insospettati, possano passarci inavvertiti. Al pensiero antico, per altro, v'è ragione di credere che in definitiva poco importasse la conoscenza, in senso moderno e positivo, del mondo materiale e delle leggi fisiche che si crede lo governino. Come difatti ben sanno gli studiosi di scienze tradizionali, l'ideale della conoscenza suprema aveva nell'antichità un carattere prevalentemente escatologico e salvifico ed era ravvisato in una sorta di ricongiungimento col mondo degli "dei" e cioè, in sostanza, nel superamento dell'umano e delle modalità di esistenza vincolate all'attività sensibile. A quest'ultime, come del resto accennato velatamente nei vari miti della "caduta" e del "peccato originale", il genere umano sarebbe giunto decadendo da un primitivo stato di integrità e di pienezza raffigurato dalla mitica credenza della remota e felice età dell'oro. A partire da questa si sarebbero infatti susseguite altre tre età dette, nella tradizione greca tramandataci da Esiodo, rispettivamente dell'argento, del bronzo e del ferro, equivalenti delle indiane trota, dvapara e kali-yuga, che corrisponderebbero a successivi periodi di offuscamento spirituale e di progressiva esteriorizzazione degli esseri. Intento fondamentale di tutto il mondo tradizionale fu quello di ridivinizzare l'uomo e di restaurare l'età dell'oro, o satya-yuga. In sostanza dunque, il primitivismo tecnico e la vaga conoscenza scientifica attribuita agli antichi, furono sovente prodotti sia da una vera e propria mancanza di interesse in tal senso, che da una attenzione maggiormente rivolta al metafisico, sovente unita alla convinzione che lo stesso mondo tangibile potesse più profondamente essere dominato e compreso solo con la conoscenza di quelle forze che Io governano da un piano superiore, definibile platonicamente il mondo delle