raV riccardo di segni La Bioetica Ebraica su alcuni temi di dibattito attuale 1 Grazie per l’invito a partecipare a questo importante convegno e anche delle parole introduttive. In questa relazione vorrei portare una testimonianza sull’impatto che la bioetica ebraica ha sia all’interno della comunità ebraica che al suo esterno. Parlando dell’interno, quando si parla di bioetica c’è anche un problema pratico: ma tutti questi ragionamenti e rifessioni come vengono trasmessi e utilizzati dal pubblico? Qui si crea una dinamica nella quale un membro della comunità, il cui rapporto con la tradizione può essere estremamente intenso o estremamente labile, che, sottoposto un determinato problema confittuale, chiede delle indicazioni. In- dicazioni che qualche volta la persona richiede per pura curiosità, altre volte chiede come suggerimento e altre volte ancora chiede proprio come istruzione pratica di comportamento, alla quale, rispettando l’autorità cui si rivolge, si atterrà rigorosa- mente. Quest’ultima eventualità diciamo che è un po’ più rara, però il dialogo della comunità con la ricerca di queste notizie è sempre più intenso. Come sapete, la parola ‘bioetica’ è una parola nuova nel vocabolario. Nell’e- braico tradizionale si è parlato molto più spesso di refuà wahalakhà, “medicina e regola da seguire”, cioè tutte le situazioni nelle quali l’osservanza della legge entra non in confitto, ma in discussione con problemi medici. E da questo punto di vista, se la bioetica è disciplina nuova, almeno per il titolo, la discussione tra medicina e halakhà è una cosa estremamente antica. Nel campo pratico, alcuni esempi di problemi che vengono posti. Uno, come ha spiegato il professor Steinberg, è che esistono dei problemi rituali che sono specifci dell’ebraismo: quelli dell’osservanza del sabato, per esempio; un altro è quello di una pratica che è presente in tanti altri mondi religiosi, ma che nell’ebraismo assume forme particolari di rigore e di severità: i digiuni in determinate occasioni dell’an- no. La domanda molto frequente è se il malato debba fare digiuno. In questo caso sono necessarie competenze abbastanza allargate, perché bisogna mettere insieme a quella rabbinica la competenza medica sulla gravità della malattia o sulla necessità di prendere determinati farmaci, che comporterebbero comunque anche l’assunzione di acqua o di cibi, e la situazione generale del paziente, misurata con le norme della tradizione. Un altro caso particolare in questo senso è: una donna incinta deve fare il digiuno del giorno del Kippur? Malgrado ci sia una tradizione antichissima di codi- fcazione, su questo argomento continuano a essere prodotte nuove rifessioni e nor- 1 Il presente contributo rappresenta la riproduzione in forma scritta della relazione che Rav Riccardo Di Segni ha presentato al convegno “Questioni bioetiche e diritto ebraico”.