Letteratura latina e impegno intellettuale. Emanuele Narducci… 43 LETTERATURA LATINA E IMPEGNO INTELLETTUALE. EMANUELE NARDUCCI, INTERPRETE DI CICERONE E DI LUCANO Mario Citroni 1. Nel giugno del 2007 una malattia breve e implacabile ha posto termine alla vita di Emanuele Narducci, a soli 57 anni, mentre egli era in una fase particolarmente impe- gnata e produttiva della sua intensissima attività di studioso e di promotore degli studi classici. A poco più di un anno dalla sua scomparsa, mentre è in corso di preparazione un convegno internazionale dedicato alla sua memoria (a Firenze dal 4 al 6 dicembre 2008), e mentre un importante volume cui aveva lavorato fino agli ultimi giorni della sua vita, e che è quasi la summa dei suoi studi ciceroniani (Cicerone. La parola e la poli- tica), è vicino alla pubblicazione presso l’editore Laterza, propongo questo ricordo della sua figura sulla rivista tanto a lungo diretta dal suo amato maestro Antonio La Penna: la rivista in cui Narducci ha pubblicato il suo primo articolo e poi, nel corso degli anni, numerosi impegnativi contributi. Il primo libro di Emanuele Narducci, La provvidenza crudele. Lucano e la di- struzione dei miti augustei è del 1979. Ma quel libro era stato già sostanzialmente scritto come tesi di laurea, nel 1973, quando Narducci aveva 23 anni. E dietro quel libro, e in un certo senso già dietro quella tesi, vi era un percorso di maturazione intellettuale e di scelte con cui Narducci sarebbe sempre rimasto sostanzialmente coerente. In questo ricordo di Emanuele Narducci dirò più di quanto, forse, ci si aspettereb- be sulla fase iniziale del suo percorso di studioso: non perché io intenda in questa sede indulgere a ricordi giovanili o autobiografici, ma perché credo che in quelle prime fasi, meno note a chi conosce Narducci dai suoi scritti più recenti, e certo più importanti, si pongono premesse molto significative per capire l’insieme della sua figura, le motivazio- ni del suo impegno, e dunque per capire le sue stesse opere più recenti. Il suo percorso è stato infatti di grande, rara coerenza. 2. Nato nel 1950, si era iscritto alla Facoltà di Lettere di Firenze nel 1968. Come ben si sa, per gli studenti di quegli anni era molto comune cercare di unire le motiva- zioni per lo studio con le motivazioni di un impegno politico nella sinistra. E poiché l’impegno politico nella sinistra era vissuto largamente come innovazione, come proie- zione verso il futuro, e come rifiuto di un quadro tradizionale di valori – valori politici, certo, ma più in generale morali, religiosi, comportamentali e di costume – poteva sem- brare arduo, e in qualche modo paradossale, cercare di conciliare un tale impegno con lo studio di un passato remoto, apparentemente irrelato con il presente, se non perché presunto depositario di presunti valori: ma appunto di quei presunti valori tradizionali contro i quali si appuntava l’impegno nella sinistra, soprattutto in ambito giovanile. Narducci stesso, in uno scritto del 2001, rievocava gli atteggiamenti “sommariamente ‘iconoclastici’ verso il passato” allora comuni nella nuova sinistra, e la conseguente problematicità, in quegli anni, della conciliazione dello studio dell’antico con l’impe-