SIMBOLISMO ARTISTICO MINOICO: DEE, DONNE, SERPENTI Angela Giallongo L’autrice propone le “dee serpenti” dell’arte minoica nel contesto di ricerche passate e recenti condotte in differenti settori di indagine (archeologia, etnografia, psicologia e storia) come base di riflessione sul simbo- lismo dell’età del Bronzo. Esamina l’uso educativo e la rappresentazione del mondo femminile con quello rettile come risultati di programmi culturali diversi dai nostri. Parole chiave: arte, minoica, simbolismo, donna, serpente. The author presents some of the "goddesses" holding snakes from Minoan prehistoric art and employs past and recent scholarly research— conducted in a variety of different areas (archaeology, ethnography, psycho- logy and history)— as the basis of her discussion on the Bronze Age symbolism. She views the educational use and representation of these connection between female world and snake today as stemming from diffe- rent cultural agendas. Keywords: Minoan, art, symbolism, female, snake. Introduzione Il tema esige un confronto con la decostruzione del simbolismo patriarcale. Così come è stata avviata nel Novecento dalle ricerche di Frazer, Harrison, Graves, Vernant, Gimbutas, Durand e da altre più recenti che hanno suggerito importanti spiegazioni sui diversi significati attribuiti al legame tra il serpente e la don- na. Il loro singolare patto, messo al centro di molte storie nel folklore europeo, alimenta tuttora le indagini sulla civiltà minoica. 1 La prevalente idea della mostruosità di questa intesa ha avuto un duraturo successo in Occidente. La riuscita del mito meduseo obbliga pertanto a fare i conti alla rovescia, cioè con le vivaci allusioni 2 serpentine di una arte, completamente ignara degli orripilanti Gorgoneia, apparsi alla fine dell’VIII e del VII secolo a. C. Viscidi grovigli Le ostinate acrobazie ancestrali dei rettili si esibiscono ancora in ogni parte del mondo globalizzato. Soprattutto in quello tecnologico, dove i loro movimenti sinuosi hanno ispirato dispositivi artificiali, i ser- penti-robot utilizzati per esplorazioni spaziali e per interventi medici. Altri richiami ci riportano ai riti pagani racchiusi nella festa dei Serpari a Cocullo. Il paese abruzzese aveva da tempo trasformato la dea italica Angizia—associata dalle tradizioni del primo millennio a.C. al cul- to dei serpenti— in San Domenico, eletto a protettore dai loro morsi e ad eterno nemico del serpente inferna- le, divoratore di anime. In questo travestimento folkloristico A. M. di Nola , aveva scorto, quasi quarant’anni 3 fa, una traballante memoria destinata al naufragio. Dalle classifiche televisive sul gradimento degli animali si scopre inoltre che i serpenti sono al primo posto. Anche se un articolo di «Conversation Biology» lanciando l’allarme, nel 2002, sul rischio di estinzio- Cfr. D. BOZE, Creating history by re-creating the Minoan Snake Goddess,«Journal of Art Historiography», 1 15, 2016 e D. BOLGER, A Companion to Gender Prehistory, Oxford, Wiley-Blackwell 2013. Cfr. A. GIALLONGO, La donna serpente. Storie di un enigma dall’antichità al XXI secolo, Bari, Dedalo 2 2013. ID. , The Historical Enigma of the Snake Woman from Antiquity to the 21st Century, UK, Cambridge Scholars Publishing 2017. A.M. DI NOLA, Quattro note sul culto cocullese di San Domenico abate, «Rivista Abruzzese», 34, 1981, 3 pp. 193 sgg.