Giulio Ciampoltrini, Andrea Saccocci Dalla città marchionale a quella comunale. Lucca nel XII secolo: lo sguardo dell’archeologo (e del numismatico) La felice stagione di attività di tutela dispiegata a Luc- ca negli anni Ottanta del secolo scorso, a partire dal rico- noscimento formale dell’interesse archeologico dell’intera area urbana defnita dalle mura rinascimentali (fg. 1), con la pionieristica declaratoria del 17 dicembre 1982, indusse un non breve periodo di rifessione e di maturazione dei dati acquisiti che, per il periodo compreso fra tarda An- tichità e alto Medioevo, portò ad una presentazione dei materiali raccolti su «Archeologia Medievale» del 1990, e a farne poi tema di rifessione nel convegno senese dedicato due anni dopo alla Storia dell’Alto Medioevo italiano (VI-XI secolo) alla luce dell’archeologia 1 ; la “trasformazione urbana a Lucca fra XI e XIII secolo” venne discussa su «Archeolo- gia Medievale» del 1992 2 . I contributi potevano avvalersi dell’imponente regesto di dati documentari dell’ancora insostituita opera di Belli Barsali 3 ; la loro – seppur relativa – tempestività fu non poco agevolata dalla struttura ope- rativa della Soprintendenza Archeologica per la Toscana, oggi soppressa ma all’epoca capace di coniugare tutela e presentazione scientifca e divulgativa degli esiti di questa attività, e di promuoverne la valorizzazione. Dalla lettura combinata delle fonti documentarie del secolo XI e delle stratifcazioni esplorate nel 1983 in Corte dell’Angelo, nel 1985 in Palazzo Lippi di Via Sant’Anastasio (fg. 1), risaltava in particolare la tumultuosa attività edilizia di carattere privato dei secoli XI e XII, fno alla compiuta maturazione romanica, in cui si proponeva di leggere, nella fligrana, talora lacerata, talora evanida, dell’indicatore archeologico, l’esito del non meno vorticoso processo di inurbamento avviato dai primi decenni dell’XI secolo e dei correlati investimenti edilizi delle aristocrazie cittadine, legate agli ambienti dell’episcopato e alla gestione dei beni ecclesiastici e delle decime, oltre che al particolare ruolo svolto da Lucca come sede marchionale. Lo scavo estensivo dell’area dell’antico monastero di San Salvatore Brixiano, poi di Santa Giustina, condotto fno al 1990, faceva tra- sparire la coeva impresa di rinnovamento di complessi ecclesiastici altomedievali, o la loro costruzione ex novo, ugualmente ben documentata nella massa di documenti lucchesi; infne, la formazione del tipo architettonico residenziale che dà ancora oggi a Lucca il suo volto tardo- romanico, pienamente “comunale”, la “casa-torre”, poteva essere riferita anche sulla scorta dell’indicatore archeolo- gico, con la limpida evidenza dei dati dai saggi in Casa Barletti, all’avanzato XII secolo 4 . 1 Rispettivamente Ciampoltrini, Notini 1990; Ciampoltrini 1994. 2 Ciampoltrini 1992. 3 Belli Barsali 1973. 4 Ciampoltrini 1992, pp. 701 ss. Diveniva cifra essenziale per la valutazione dell’edilizia lucchese del secolo XI – ma anche XII – la tecnica per ciottoli fuviali, grezzi o con superfci in parte di spacco, disposti su flari spesso a spinapesce nel paramento, con legante di malta biancastra, variamente integrata di inclusi, e emplecton ancora di ciottoli fuviali; se ne registrava la contiguità ai modi di costruire “lombardi” che sostanziano l’edilizia pre- e proto-romanica, anche per il comune con- dizionamento della materia prima di facile accessibilità sui greti fuviali, e se ne sottolineava l’applicazione, in particolare nel tipo con paramento a spinapesce, in con- temporaneità con la formula notarile «a petra et calcina seu harena constructum» che dagli ultimi anni del secolo XI e per il successivo connota edifci privati, chiese e castelli. Parrebbe dunque che la natura giuridico-patrimoniale degli edifci fosse correlata alla tecnica edilizia applicata, formalmente riconosciuta idonea, per la combinazione di pietra – ciottoli integrati da linee guida e angolari in bozze lapidee (petra) e legante di malta (calcina seu hare- na), come dichiara il dato archeologico – ad assicurarne stabilità e durata 5 . Il ventennio successivo, che ha visto periodi assai attivi alternarsi ad altri di stasi, rispecchiando ovviamente i cicli economici nazionali, non ha apportato dati tali da alterare in misura incisiva le valutazioni elaborate fra 1990 e 1992, o perché il loro interprete (lo scrivente) era troppo afezionato ad esse per mutarle, se non integrandole o appena rivedendo l’interpretazione di Lucca tardoantica e altomedievale da “città frammentata” in “città allo stato fuido” 6 ; o perché in efetti il campionario statistico sul quale si fondavano era già sufcientemente ampio e, come si suol dire, “assestato”. Il contributo assicurato da un trentennio (ormai) di ricerca archeologica correlata all’attività di tutela in Lucca poteva dunque essere sintetizzato da chi scrive, in un’opera collettiva dedicata a Lucca nel Medioevo, uscita nel 2014 7 , iterando sostanzialmente le tesi già maturate e corroborandole con una speditiva disamina dei contesti di più recente esplorazione che replicavano nel caso degli edifci ecclesiastici – come nel San Bartolomeo in Silice/ prope Silice, messo in luce fra 2004 e 2005 sotto l’attuale chiesa di San Ponziano 8 – vicende già descritte; ofrivano conferme archeologiche all’esplosione anche dell’edilizia ecclesiastica nel secolo XI, riconosciuta nelle indagini sull’area cimiteriale e sulle strutture edilizie dei San Gio- 5 Ciampoltrini 1992, pp. 725 ss. 6 Ciampoltrini 2006b. 7 Ciampoltrini 2014a. 8 Edizione estensiva in Ciampoltrini (a cura di) 2006.